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Aspetti fondamentali del trattamento – Introduzione all’edizione critica, di V. Matteucci

Introduzione dell’edizione critica, di Valeria Matteucci

Nel leggere questa Terza Parte del Manuale appare evidente la discordanza tra la terminologia «trattamento dell’alcolismo» e i concetti espressi in vari capitoli. La demedicalizzazione e l’attivazione della famiglia e della persona, protagoniste del cambiamento, sono le basi del modello ecologico sociale: la risposta globale alla complessità dei problemi individuali, familiari e sociali legati al consumo delle bevande alcoliche (di cui quello che denominavamo «alcolismo» è uno dei tanti, la parte estrema di un continuum che va da «nessun problema» a «problemi gravi»).

Del resto lo stesso Hudolin, tra il 1990 e il 1996, ha modificato piuttosto radicalmente la terminologia a testimonianza del vitale dinamismo che caratterizza l’approccio ecologico sociale da lui teorizzato: la cultura sanitaria e sociale della comunità entra nei programmi alcologici e nel contempo ne è contaminata, poiché la consapevolezza del disagio è il primo passo per l’attivazione delle risorse sia della persona che della famiglia e della comunità.

La complessità dei programmi è legata — secondo Hudolin — non tanto alla «cura delle patologie organiche e delle complicanze psichiche» ma alla «cura e al trattamento dell’alcolismo stesso», che egli definiva in termini demedicalizzati e depsichiatrizzati lo specifico legame uomo/alcol/ambiente, principale causa dei disagi legati al consumo delle bevande alcoliche e di tutti gli altri tipi di problemi correlati.

La complessità delle cause richiede una risposta articolata e globale, le cui specificità si possono ricomprendere in tre aspetti fondamentali:

  1. visione sistemica;
2. protagonismo della persone e della famiglia (cosa che travalica il tradizionale concetto

dell’autoaiuto);
3. solidarietà, emozionalità (che vanno oltre il consueto auto/mutuo aiuto).

 

  1. Visione Sistemica

Uomo, famiglia, ambiente: nella visione sistemica i determinanti di salute sociale e relazionale sono i più importanti. Il Club Alcologico Territoriale (Club degli Alcolisti in Trattamento secondo la terminologia adottata all’epoca dell’ uscita del Manuale) è una comunità multifamiliare ed è il luogo dove si attivano i percorsi di cambiamento della persona e della famiglia nel confronto esperienziale con le altre famiglie; il processo positivo poi continua nella comunità di vita quotidiana.

Nel programma ecologico sociale tutti gli altri modelli di cura, medico, farmacologico, psicoterapeutico, ecc. sono integrabili poiché a volte necessari in una risposta a complicanze e problemi specifici.

Ogni struttura pubblica e privata è un possibile luogo per il riconoscimento e l’intervento precoce sui problemi a partire dalla famiglia, dai luoghi di lavoro, dagli ambulatori medici, dai servizi sanitari e sociali.

In particolare i Club offrono agli operatori dei servizi pubblici l’opportunità gratuita di sperimentare un modello di relazione empatica, che pone le basi della fiducia e della comprensione, le quali sono senz’altro fattori emotivi; e «guarire è più facile se il paziente sente emotivamente coinvolto chi si occupa della salute» (Lucchini, 2008).1

La rete territoriale ha come volano il Club, coinvolge operatori dei servizi e delle istituzioni pubbliche e private, cittadini, volontari, ecc., si costruisce sulle testimonianze e sulle esperienze di vita, si implementa con la sensibilizzazione e la formazione continua (oggi ridefinita in seno al Forum Nazionale dell’AICAT Educazione Ecologica Continua) verso la condivisione di un messaggio chiave: «bere bevande alcoliche è uno stile di vita che comporta rischi per la salute». Tutta la popolazione, indipendentemente dalle fasce a maggior rischio (che coincidono con le cosiddette «fasce deboli», giovani, donne e anziani), dovrebbe avere l’opportunità di riflettere e aumentare la propria consapevolezza al fine di ridurre i consumi globali e contribuire a diminuire i problemi della comunità.

Questo «approccio di popolazione» è stato poi sollecitato come buona prassi dalla Regione Europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità a partire dal 1992 come approccio per tutti i problemi cronici.

Di modello sistemico parla anche Maciocco (2008) 2 nel proporre la sua versione del Cro- nic Care Model: una rete di servizi pubblici con operatori formati e motivati a implementare interventi sistematici programmati con gruppi di popolazione (utenti, associazioni, ecc.) con la finalità di promuovere il self management support, il decision support e un informed e activated patient, cioè un programma centrato come quello dei Club sulla centralità della persona e il suo protagonismo. I medici della sanità pubblica, che fanno parte del mondo ecologico sociale, hanno avuto un’ulteriore conferma, se ce ne fosse stato bisogno, di quanto Hudolin abbia precorso i tempi.

 

  1. Protagonismo della persona e della famiglia

Non si parla più di trattamento, ma di percorso di cambiamento della persona e della sua famiglia con il Club degli alcolisti in trattamento (oggi Club alcologico territoriale). Si supera l’identificazione della persona con il problema; la persona soffre per un problema ma ha anche le risorse per affrontarlo insieme alla sua famiglia o ad una famiglia solidale, creata ad hoc.

Tale visione positiva è rafforzata anche dall’ultima revisione del DSM-5 (2013)3 nella quale non compare il termine «dipendenza», che viene omesso «a causa della sua incerta definizione e della sua connotazione potenzialmente negativa».

«Anche se si arrivasse a dimostrare che l’alcolismo ha radici e cause genetiche e/o biologiche […] il comportamento disturbato è già presente e non è possibile risolvere il disturbo comportamentale con terapia biologica» (Vl. Hudolin, 1990).

L’obiettivo del progetto individuale e familiare non è solo l’astinenza (tipico del modello medico), ma una migliore qualità della vita, l’autoconsapevolezza come primo passo verso la motivazione al cambiamento del proprio stile di vita. È incredibile come un modello così semplice come il Club racchiuda tante potenzialità e possa favorire i percorsi oggetto delle più moderne teorie relative alle leve del cambiamento (ad es. la spirale del cambiamento di Prochaska e Di Clemente, 1994).

Oggi la partecipazione attiva della persona è accettata (forse un po’ meno praticata!) nella cultura sanitaria soprattutto nel campo della cronicità e riabilitazione. Dal concetto di compliance (situazione in cui la persona aderisce ad una cura prescritta) degli anni passati si è poi giunti oggi alla concordance, che implica un cittadino competente, informato sul suo problema e sulle sue risorse per affrontarlo e quindi messo in grado di scegliere e condividere un percorso. Quello che è assolutamente carente nella cultura sanitaria è l’approccio familiare, il coinvolgimento primario della famiglia, al di là del tradizionale rapporto individuale medico- paziente, che è centrale nel metodo ecologico sociale e che è raccomandato anche nel Chronic Care Model, anche se fa agio ancora il modello medico individuale consolidato da secoli.

«Diremo che l’alcolista ha trovato una nuova strada, che ha acquisito un atteggiamento più positivo, più accettabile, più creativo nei confronti della vita, senza aver bisogno di ricorrere a sostanze psicoattive per sentirsi realizzato» (Vl. Hudolin, Manuale di alcologia, 1990). Ma al Club partecipa anche la famiglia, tante altre famiglie e tutti avranno l’opportunità di accedere a questo percorso di benessere! Il concetto di realizzazione di se stessi è oggi contenuto nell’ultima definizione coniata dall’OMS nella quale la salute è intesa proprio come benessere.

«Il benessere è lo stato ottimale di salute di singoli individui e di gruppi di persone. Due sono gli aspetti fondamentali: la realizzazione delle massime potenzialità di un individuo a livello fisico, psicologico, sociale, spirituale ed economico e l’appagamento delle aspettative del proprio ruolo nella famiglia, nella comunità, nella comunità religiosa, nel luogo di lavoro e in altri contesti» (pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2006 con il titolo Who Health Promotion Glossary: New Terms).

 

  1. Solidarietà, emozionalità

Il Club è lo strumento fondamentale per conoscere, riconoscere, sperimentare e comunicare quanto le emozioni influenzano le nostre relazioni; il sostegno reciproco, il senso di corresponsabilità e la solidarietà intesa come tensione al bene comune sono gli ingredienti dell’ecologia sociale che «considera la vita un processo e quanto la vita ha generato un sistema fortemente integrato sia a livello biologico, che sociale, che spirituale e di conseguenza fondamentalmente interdipendente e proprio per questo evolutivo».4

La vita non è proprietà dell’uomo, ma l’uomo è parte del processo stesso della vita. Per questo Hudolin negli ultimi anni della sua vita, subito dopo l’uscita di questo Manuale, ha stimolato il mondo dei Club a riflettere su una spiritualità antropologica (cioè sulla cultura sociale) per un futuro migliore, fondata sulla consapevolezza del valore di ognuno, sulla corresponsabilità, sull’onestà, sulla speranza, sull’umiltà, sul perdono e sull’agire nella solidarietà e nell’accettazione.

Perché le famiglie dei Club dovrebbero essere promotrici di tutto ciò? Perché affrontando il proprio disagio, che è anche esistenziale, culturale e spirituale, le persone acquistano consapevolezza anche del disagio delle nostre comunità e diventano promotrici di rapporti nuovi, di una nuova cultura solidale; possiamo così contribuire a superare la crisi antropospirituale attuale. Sono note anche le ricerche sul maggior capitale sociale delle famiglie dei Club.

«Ognuno di noi deve accettare di alleviare le sofferenze umane […] e cooperare per una pace e giustizia sociale. Ci si potrebbe chiedere perché lo dovrebbero fare le famiglie che operano nei programmi alcologici territoriali. A me sembra che, essendo persone arricchite da una sofferenza personale, saranno le prime a farlo» (Vl. Hudolin, 1993).

Anche questa ultima intuizione, che è anche il testamento del suo progetto, ha avuto la conferma che il processo è iniziato; la ricerca sul valore aggiunto: le famiglie dei Club sono capitale sociale per le proprie comunità? ha avuto esiti positivi… ma questa è un’altra storia e qualcuno la racconterà in seguito.

In sintesi il modello ecologico sociale si pone come alternativa ai vari modelli di trattamento, anzi oggi possiamo dire che è «un’alternativa al concetto stesso di trattamento»: processo dinamico, complessità, programma sistemico, protagonismo delle persone e della famiglia, solidarietà, emozionalità, mutualità, spiritualità antropologica, capitale sociale: «L’importante non è l’alcol, ma l’uomo» (Vl. Hudolin, Grado, 1995).

Al termine di questa analisi, che sarà nello specifico approfondita nei capitoli seguenti potremmo pensare ad un nuovo titolo di questa Terza Parte: «I programmi alcologici e l’approccio ecologico sociale al servizio della Comunità per la promozione del benessere» perché la terminologia sia coerente al contenuto.

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