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Corso Monotematico “Sconfinamenti” – Considerazioni dei partecipanti

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Sconfinamenti II edizione - Corso Monotematico

Corso Monotematico “Sconfinamenti” – Considerazioni dei partecipanti

2° CORSO MONOTEMATICO “SCONFINAMENTI”delle Famiglie e dei Servitori-Insegnanti di Club

 

Al secondo corso Sconfinamenti, svoltosi a Selargius, in Sardegna, sono risultati iscritti 80 membri di Club, tra componenti le famiglie e servitori-insegnanti, provenienti dall’Emilia Romagna, dalla Lombardia, dal Piemonte, dal Trentino dalla Sardegna e dal Veneto.

 

“I confini possono essere subiti quando pensati come recinti,
barriere, muri invalicabili. Ma i confini possono anche essere occasione per sconfinare,
per incontrare altro e altri, per avvicinarsi a sguardi inediti sulla realtà,  per generare vita nuova.”

 

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE A CURA DEI PARTECIPANTI:

  • Giampaolo Carcangiu:
    “La consapevolezza che il lavoro del club determina cambiamenti positivi nella sfera psicofisica relazionale delle persone, deve poter rappresentare la scintilla che accende il motore del sistema verso la liberazione dai legami di autorità e paternalismo con le istituzioni, in primis quelle sanitarie e socio assistenziali. L’idea che ogni problema personale sia una malattia è in pratica la vera malattia che si deve curare nel Club. La sua forza “terapeutica” è insita in ogni persona. Essa attinge ai valori umani più profondi ed elevati, grazie ai quali si riescono a superare difficoltà, crisi e problemi…..anche quelli alcolcorrelati. Occorre quindi annullare ogni sentimento di servilismo, se si vuole iniziare un rapporto tra pari, empatico, il solo in grado di affrancare i Club dalla contradditoria e perversa “tossico – dipendenza istituzionale”……l’impossibile può diventare possibile. Grazie a tutto per tutto.”
  • Pusceddu Vittoria:
    Ho partecipato ed ascoltato con piacere. Ho trascorso una giornata con meno pensieri, stando con le persone del mio club e le persone incontrate al corso.”
  • Marcello Pilia:
    “Viaggio a vele spiegate nel mare dell’incertezza.”
  • Ivana Ghedina:
    “Felice di aver sconfinato… sconfinare significa anche contaminarsi e contaminare e lo si può fare mantenendo la propria identità.”
  • Emilio Deiana:
    “Anni fa col club ho sconfinato dall’alcol alla sobrietà. Sono stato molto contento e ho voglia di provare a continuare, con calma e serenità.”
  • ­Mirella De Bernardi:
    “Sconfinare è un’opportunità che la vita ti dà. Bisogna avere il coraggio di farlo per abbattere le barriere mentali.”
  • Sara Angius:
    “Cito una frase di oggi: “sconfinare”: “pensare globalmente ed agire localmente!”…è importante che ognuno di noi coltivi se stesso e lo condivida in modo consapevole e amorevole con gli altri.
  • Luciano Pirinu:
    “Appare evidente la paura ad accogliere altri disagi, nel senso che la comunità non è consapevole della completezza dei servizi che il club intende fornire. E dobbiamo secondo me apparire in maniera più chiara alla comunità informandola dei nostri “sconfinamenti”.”
  • Aldo Corrias:
    “Dopo questa esperienza di sconfinamenti confido molto in me stesso e nel mio club.”
  • Salvatore Deidda:
    “E’ certamente proficuo partecipare ad un programma di aggiornamento come “sconfinamenti” non tanto per incamerare nuove nozioni quanto per cogliere la diversità di opinioni e farne tesoro. Grazie a tutti.”
  • Gino Valongo:
    “Il club, solo tre parole: amore, amore, amore.”
  • Adriano Policicchio:
    “Sconfinare non può essere disgiunto da una dimensione di etica condivisa. Siamo in costante cammino “sconfinando” verso nuovi “confini” per abbracciare il disagio spirituale del mondo.”
  • Renzo Mongittu:
    “Visto il risultato di quest’anno, credo proprio che “sconfinamenti” abbia l’obbligo di continuare il suo percorso. Grazie di cuore a tutti. “
  • Alessandro Bandino:
    “Trovo difficile trasformare in parole la moltitudine di idee e emozioni raccolte in queste giornate. Con uno sguardo, esterno ma coinvolto, riesco a sentire, percepire, la forte e solida empatia che le persone presenti, nelle sue esperienze e filosofie, mi hanno trasmesso. Bando all’ego e viva il gruppo. Grazie. Ps: credo, manchi il “sistema empatico” tra servitori insegnanti. Club= famiglie + servitori insegnanti condividono un processo. Mi fa pensare alle mie mani. Se faccio qualcosa con una mano sola ho un certo risultato, ma se utilizzo le due mani insieme il risultato cambia, ed è decisamente migliore.”
  • Stefania Mattana:
    “Ricomincio da me ogni volta che è necessario e queste due giornate hanno aumentato la consapevolezza che è normale sentire l’esigenza di andare oltre. Sentirsi confinati per poter sconfinare dove poi lo stesso sconfinamento ridiventa confine e il gioco continua. Ben curato ogni aspetto pienamente soddisfatta di aver scelto di poter partecipare. Grazie grazie grazie.”
  • Oscar:
    “In un mio intervento, ieri, ho parlato della necessità di rendere la “teoria” discussa ai livelli alti dell’associazione alla portata di mano dei S.I., che poi, a loro volta, la devono riportare all’interno dei club per le famiglie. Volevo chiarire…I S.I. non sono dei “praticanti” sono delle menti pensanti…ma la filosofia, che è la parte teorica di cui ho parlato, se non è studiata per essere concretamente realizzata, non serve a niente. Grazie a tutti.  “
  • Loi Ignazio:
    “Due giornate di confronto molto accese. I temi trattati dal paternalismo ai problemi dell’ecologia sociale agli sconfinamenti del club nella comunità e delle difficoltà nel proporsi sulle problematiche e sul rapporto con essa, serviranno da stimolo per iniziative future in ambito sociale e comunitario.”
  • G. Motzo:
    “Il corso si è svolto in due giorni, nel primo giorno si è parlato di paternalismo, e servilismo, la necessità di rompere questi legami di autorità con le istituzioni quelle socio sanitarie o assistenziali. È necessario che ciascuno si prenda cura di se stesso, la frequenza del club aiuta a superare difficoltà e problemi. Bellissima narrazione di C.A Melis accompagnata dalla musica di A. Manfredi. L’etica delle visioni del mondo e la scelta della visione ecologico sistemica. Infine confinamenti e sconfinamenti, il coraggio di aprire ad altre sofferenze e accoglierle all’interno del club.”
  • Natalina Cardia:
    “Sconfinamenti, realizzazione di un sogno ( scommessa) di Giampaolo Carcangiu, è un fare e farsi Comunità’, un riconoscersi non solo nelle similitudini, ma anche nelle differenze e nelle diversità, sia territoriali che personali. Il corso ci ha indotto a guardare e osservare l’altro, ma anche  se stessi (come suggeritoci dal saggio Emilio). E’ la graduale acquisizione della consapevolezza di poter costruire tutti insieme un percorso, accettando le differenze dell’altro e rispettandone  i tempi e i modi. E’ implementare la teoria di una prassi che le famiglie e i servitori insegnanti praticano nei club, entrambe, teoria e prassi, in evoluzione. A atrus annus!”
  • Michela Peddio:
    “Esperienza molto interessante, che oltre a riportare a “freschezza” la formazione e già acquisita mi ha permesso di comprendere più a fondo ruolo e passione di tutti i membri del club. Interessante anche l’apertura a differenti stati di sofferenza.”
  • Liliana:
    “Giunti alla fine del corso si traggono le conclusioni. Che dire, a tratti ho perso l’interesse- Resta il fatto che comunque, porto a casa qualcosa. Ho trovato un po’ caotici i gruppi, e questo ha creato qualche momento di insofferenza, ma proprio qui ho riconosciuto i confini, è necessario sconfinare e accettare i tempi degli altri- Tante idee diverse arricchiscono e il confronto è sempre utile. Grazie.”
  • Graziella:
    “Il club ha deciso di aprirsi e accogliere persone con disagi diversi dai problemi alcol-correlati. Questa è una grande possibilità di crescita per tutti…..Condividere e ascoltare disagi differenti aiuta a diventare più empatici nei confronti degli altri e amplia la propria visione della vita.”
  • Loredana:
    “Bel clima, sereno e costruttivo. Bello esserci ed aver avuto questa possibilità di mettersi in discussione. Argomenti attuali e interessanti. Coscienza di aver tanto da lavorare insieme sia a livello locale che nazionale. Grande opportunità e volontà di fare stimoli nuovi, relazioni da coltivare. Un abbraccio e un grande grazie agli organizzatori. Alla prossima.”
  • Gioia Delogu:
    “Mi sono sempre chiesta se veramente i club fossero “pronti” ad accogliere tra le loro braccia, l’arcobaleno di questa società con tutte le sue sfumature. Oggi, dopo queste due giornate con voi in questa calorosa comunità ho capito che ero io a non essere pronta ad accogliere il cosi detto “diverso” da me, in quanto io stessa mi sentivo “diversa” da te. Mi sono messa in forte discussione fino ad arrivare a una semplice e pura (per me) verità: “Non ci sono diversità al mondo ma solo esseri umani”- Nel corso della nostra vita possiamo inciampare. Talvolta facendoci molto male, è allora che abbiamo più bisogno di aiuto per risollevarci da terra. Il club ci tende la mano, ci da la forza di rialzarci. E’ sempre li a darci man forte; è sempre presente anche quando avremo ripreso a camminare da soli. Un giorno riuscirò a camminare da sola e allora saprò anche io tendere la mano a chi, come me ieri, è caduto facendosi del male, a prescindere dalla sua sfumatura di colore.”
  • Maria Teresa Casula:
    ““Sconfinamenti” come spazio di condivisione, del coraggio di andare oltre le certezze, diventate nel tempo rassicuranti, come luogo non giudicante per idee a volte scomode che portano avanti la storia. “Sconfinamenti” come una strada, dove ognuno fa il percorso in diverse tappe, secondo la propria storia, le proprie capacità, il proprio esserci con l’obbiettivo comune di fare parte e di essere artefici del proprio cambiamento verso la “Pace”, partendo da qui, oggi.”
  • Caterina Anna Melis:
    “La mia riflessione su queste due giornate ha a che fare con l’ascolto e la fiducia in sé stessi, negli altri e nel mistero della vita; accettare gli “errori” e accoglierli, mettersi in gioco, e aver fede nelle capacità degli esseri umani. E soprattutto confrontarsi con se stessi e con gli altri. Maggior pericolo è la “dipendenza” dalle famiglie dal s.i., perché nessuno rappresenta il club ma tutti sono il club.”
  • Vinicio Podda:
    “Dalle due giornate di sconfinamenti è emerso l’ineluttabilità dell’andare avanti nel cambiamento. Dal monocolore alla “complessità” dei colori. Le famiglie e i s.i. devono crescere insieme differentemente. La necessità di rivisitare i percorsi di formazione. Il club come percorso dinamico, non luogo statico, non punto di arrivo ma strada insieme alla comunità.”
  • Daniela Cossu:
    “Diverse parole hanno attratto la mia attenzione in questi due giorni, e sono state queste a confondere qualcosa che secondo me già c’è. E’ da poco che frequento un club e il mio personale pensiero può mancare di esperienza, ma è un sentire vivo, pratico, Tutte le persone che ho avuto l’opportunità di ascoltare hanno obbiettivi comuni. La “filosofia” dei club si fonda su valori comuni. Penso che la libertà di poter scegliere la strada da percorrere, per raggiungere un obbiettivo comune, sia una grande fonte di arricchimento. Attraverso la diversità del percorso, e il confronto costante non si può che crescere……Per me è questo il club, una costante crescita.”
  • Francesco Bullegas:
    “Il club è generatore di “buone relazioni” in contrasto con quelle “tossiche” che ammorbano. Gli strumenti del club, le sue “medicine”, sono l’AMORE, l’AMICIZIA, la SOLIDARIETA’, il RISPETTO.”
  • Biggio Matteo:
    “Come per altri incontri cui ho partecipato, ciò che mi verrà più utile, non posso saperlo oggi, mi ci vorrà del tempo ancora. Ma sento di aver appreso nuove informazioni, e posso dire quindi che gli incontri di aggiornamento sono utili e indispensabili.”
  • Scintu Carla:
    “La capacità del s.i. di accogliere condividendo, offrendo amicizia, empatia, amore, promuovendo e stimolando la famiglia ad un cambiamento di stile di vita, nell’accoglimento del metodo ecologico e sociale e nell’evoluzione di questo, mettendoci cuore, cercando di dare senza riserve, senza peraltro ergersi a “Professore” dando e imponendosi delle regole…………
    In conclusione di queste due giornate sento e credo che sia necessario riprenderci la nostra identità con una consapevolezza maggiore di chi siamo, per poter vivere e promuovere il club come risorsa e promotore di una buona pratica di “cura”.”
  • Zoner Stefano:
    “Gli sconfinamenti a mio giudizio, sono necessari per tutti i club, sia club classici che Club di Ecologia Familiare. Sconfinare vuol dire capire i problemi altrui, vuol dire immedesimarsi nelle diversità…..Vuol dire far rivivere in te le fragilità altrui.”
  • Mara Scintu:
    “Ho vissuto due giornate intense. Ricche  di confronti e di emozioni. Sicuramente la mia certezza è che c’è tanto lavoro da fare , ma finché vivremo questi momenti, vuol dire che la voglia di fare c’è. L’importante è che si parta da noi.”
  • Luigi Murgia:
    “Il mio punto di vista rispetto al club mi aiuta a risolvere i miei problemi cn le dipendenze, come dire “se potessi tornare indietro non lo rifarei” quindi non ho intenzione di ricaderci. Continuare il percorso con l’appoggio di persone che capiscono la mia situazione avendo avuto le stesse sofferenze. Grazie. Il club è un aiuto morale.”
  • Enrico Sirigu:
    “Di questi due giorni intensi e impegnativi, mi rimangono le consapevolezze che tutti questi concetti che abbiamo sentito siano riconducibili anche alla nostra vita privata. Questo ci deve far riflettere sul fatto di non adagiarci mai sul “tanto ci pensa lui” e neanche sul fatto di farci imporre le decisioni. All’interno del club dobbiamo ricordarci di aprire alle nuove sofferenze che porteranno altre risorse ai già presenti.”
  • Valeria Sainaghi:
    “Sconfinamenti è un titolo che mi è piaciuto molto da subito. Sono usciti: dubbi, perplessità, certezze riguardo l’accoglienza nei club di famiglie con situazioni non strettamente legate al consumo di alcol. E la ricetta è una: vedere, guardare la persona e non il problema; ruoli, s.i. e famiglie: diversi dubbi, credo ci farebbe bene, a tutti i servitori insegnanti intendo, l’aggiornamento per s.i. di Somasca in settembre. Grazie agli amici sardi per questa opportunità di crescita e per la splendida sorpresa di ieri.”
  • Roberto Tronci:
    “La giornata di oggi si è svolta sull’argomento sui club e s.i., cercando ognuno di noi di produrre nuove soluzioni per lo svolgimento nel migliore dei modi, come noi s.i. bisogna migliorarci in prima persona, per poi fare il percorso insieme alle famiglie.”
  • Vanna Cerrato:
    “La demedicalizzazione e la depsichiatrizzazione della multidimensionalità della sofferenza umana a partire dall’esperienza dei problemi correlati al consumo di bevande alcoliche, implica un nuovo modo di prendersi cura e di curare che eviti il riduzionismo, la prescrizione, l’auto aiuto per persone fragili e che porti ogni persona a farsi protagonista soggettivo del cambiamento collettivo. “MI RIBELLO DUNQUE SIAMO” – ALBERT CAMUS –“
  • Davide Cau:
    “Sono arrivato al club con dei confini ben definiti, esistevo solo io e forse neanche più, grazie a voi sono riuscito a sconfinare, mi sono ripreso la mia vita, la mia famiglia, e ne ho trovato un’altra…..grande grande. In queste due giornate di confronto e condivisione ho avuto la conferma di aver intrapreso un percorso sano, che spero duri almeno quanto la mia vita.
  • Rosaria Asara:
    “Non esiste lo sconfinamento senza il confinamento. Il club ha ancora tante barriere e tanti pregiudizi.”
  • Maria Antonietta Atzori:
    “Come una mamma che invita tutti i suoi figli a ritrovarsi assieme una domenica a pranzo. Cosi è stata l’Arcat con noi oggi qui. Due giornate riuscite con il contributo di tutti. Con le nostre personali esigenze, con nostri lati in comune che ci danno gioia e risate, con le nostre differenze che accendono i toni, con i nostri ricordi e le nostre speranze. Tutto questo con l’intima bellezza di saperci fratelli, come famiglia che nella semplicità di ritrovarci riscopre la propria forza, il proprio amore, la stessa umanità. Da sottolineare la ricchezza del fratello ritrovato che viene da “Alcolisti in Trattamento”. Da sottolineare la partecipazione numerosa e la preziosa forza della formazione (molti risultati già evidenti dallo scorso sconfinamenti). Grazie a ognuno di noi. Grazie per la bella sorpresa musicale e culturale. Grazie e a sconfinamenti sempre più condivisi.”
  • Alessandra Oppo:
    “Avevo deciso di trascorrere il tempo dell’evento in modo tranquillo e piacevole e senz’altro sono arrivata contenta di stare con gli altri e di arricchire le mie giornate. Ma sabato lentamente mi sono spenta. A parte il gruppo, molto accogliente nei contenuti e nei modi, il resto della giornata è stata per me energicamente e mentalmente pesante e noiosa, senza giudizio, ma io l’ho vissuta così. Infatti non sono rimasta a dormire come avevo deciso e sono rientrata a casa con la febbre e questo non c’entra con il corso, e un po’ vuota. Grazie comunque.”
  • Paola Fornaciari:
    “Nelle nostre zone, Cagliari e Interland, è inutile negarlo, abbiamo difficoltà ad incontrarci e le famiglie che arrivano al club sono sempre meno, per “vergogna”, si è più propensi a prendere la “pillola”. Si fanno almeno due corsi annui, e i s.i. non si attivano per timore di non  essere “pronti” o “all’altezza” e quindi tutto ricade su poche persone.. Durante la mattinata si è parlato di moltiplicazioni, etc…. Questi incontri servono a farci riflettere e a metterci in gioco, non perdendo mai l’obbiettivo di ciò che abbiamo raccolto quando siamo arrivati come famiglie ai club e mettersi a disposizione dell’altro. Sia come famiglia che come s.i.
    Questo corso è stato molto ricco di spunti di riflessione che riporterò alla mia ACAT per riprendere e approfondire in particolare:  il paternalismo di chi in assoluta buona fede indica alle famiglie cosa devono fare; l’importanza della collaborazione dei professionisti sia dal punto di vista umano nel ruolo di s.i. all’interno dei club, sia nel ruolo di professionisti per il cambiamento della cultura sanitaria della comunità; la formazione dei s.i. e delle famiglie; il ruolo del club che diventa protagonista nella comunità e riferimento per il cammino di miglioramento degli stili di vita.”
  • Angelo Tedioli:
    “E stata per me una piacevole e bella esperienza, arricchita, certamente dall’averla potuta condividere con Paola e dalla gioia di ritrovare tanti amici con cui si è condiviso il cammino nel sistema dei  club, a ciò si aggiunga anche il piacere delle nuove conoscenze che ancora arricchiscono e riempiono il cuore di gioia, grazie a tutti per le belle cose che ci siamo scambiati. Sento tutta la bellezza e la gioiosa sicurezza di  appartenere ad una grande famiglia. Il corso però è stato anche molto impegnativo.  Particolarmente importante per me è stato rivisitare l’opera ed il pensiero di un grande “sconfinatore” come Franco Basaglia, nel quarantennale della legge che porta il suo nome e che ha portato all’apertura dei manicomi ed all’umanizzazione della cura psichiatrica. Il parallelo tra Lui e Hudolin coglie appieno la ricchezza di quel filone di pensiero e regala a noi, come un’eredità, la responsabilità di sorvegliare continuamente sui segnali dei nuovi confinamenti che ci circondano ed a cui partecipiamo.
    La pratica del club porta con sé il contatto con l’incognito e col contemporaneo, rappresentato dall’ingresso delle nuove famiglie e dall’evoluzione implicita nella crescita e nella maturazione prodotte dalla frequenza del club; il club non ha nemmeno bisogno di pensare a come e in quale direzione “sconfinare”, il suo naturale essere  porta aperta sulla comunità, (quando succede), implica di per sé l’aggancio con i problemi reali delle persone e delle famiglie, qualsiasi sia la pratica che manifesta e sostiene stili di vita diversi ma ugualmente sofferenti. Porta però con sé anche il rischio di un adeguamento alla cultura generale prevalente – da qui la necessità, più volte sottolineata nel corso, di una pratica costante di formazione, meglio di educazione ecologica continua, di famiglie e servitori insegnanti, senza dimenticare la sensibilizzazione delle  nostre comunità locali.  Allora a tutti noi, insieme, compete di accogliere esperienza del club e di trasformarla in consapevole conoscenza attraverso una pratica educativa che, per mezzo della rivisitazione critica delle esperienze concrete che settimanalmente viviamo nel club, ci permetta di organizzare un pensiero “sconfinante” da una “competenza” fatta di nozioni molecolari o neuronali (pur necessarie ma riservate doverosamente a chi dedica la vita al loro studio), ad una competenza che viene dall’esperienza viva e vissuta che famiglie e servitori-insegnanti condividono nel club. Una conoscenza che permette ad ogni uomo e donna di questa terra di contribuire al miglioramento della qualità della vita, utilizzando consapevolmente gli strumenti umani che tutti noi abbiamo e attraverso i quali partecipiamo alla costruzione del bene comune.
    A Bosa dunque, per “SCONFINAMENTI 2019”, con l’auspicio di un corso centrato sull’esperienza di vita e di cambiamento che porta con sé la pratica del club, sul riconoscimento e l’accettazione del nostro stare settimanalmente con lo sguardo del cuore ad osservare ed accogliere tutti gli stili di vita sofferenti ma, anche, sulla certezza che, così facendo, produciamo una cultura nuova, una nuova scienza della vita.”
  • Dallio Gabriele:
    “Questo corso qui a Selargius mi ha dato la visione di capire e vedere in modo più chiaro, come possiamo metterci del nostro, per concretizzare il cambiamento., nello Sconfinamento, per l’apertura alle multifragilità nell’ambito dei nostri club, per dare l’opportunità alle Persone e Famiglie di iniziare un percorso di cambiamento di stile di vita, iniziando da noi stessi in prima persona. Accettando tutti nella Comunità dei Club. Inoltre questo Sconfinamento porterà positività ai Club stessi per continuare ad esserci, e a crescere in esperienza di vita comunitaria nel fare insieme.”
  • Roberto Sanna:
    “La nostra missione ci chiede di sconfinare nella “comprensione, inclusione e solidarietà”. “
  • Caterina Carta:
    “Questa via ha un cuore? Lo ha, per me lo ha. Mi ritrovo in questa via, spesso non facile, con  persone che hanno significato tanto per me e che, in questo momento particolare, ringrazio per esserci state e esserci. Una via che è impegnativa se la vogliamo percorrere in una logica di pace e non di guerra, perché non si perda nessuno per strada.”
  • Tamara Balbinot:
    “Ciao a tutti, incontrarci è sempre molto bello e altrettanto interessante. Trovo che sconfinamenti sia un appuntamento costruttivo, dove si riesce a far emergere la grandezza e l’utilità del metodo, con tutte le difficoltà che comporta cambiare stile di vita per tutti noi che ci siamo e ci crediamo. Credo nell’importanza di una formazione continua che ci permetta di essere sempre aggiornati. E’ stato tutto molto emozionante e spero di rivedervi presto. Grazie.”
  • Roberta Pilloni:
    “Ciò che rende interessante la vita è proprio lo sconfinamento, in quanto il percorrere sentieri al di fuori dall’abitudine porta a trovare soluzioni diverse a problemi che la vita ti regala. La differenza sta proprio nel modo di affrontarli: c’è chi decide di percorrere programmi istituzionali e chi invece opta per il nuovo, per il diverso…… E c’è chi come Hudolin ha deciso di riportare L’Uomo  nel suo contesto di vita primario- la famiglia – dove lui non è più una nomade isolata, ma è individuo con tutte le sue fragilità, ma anche con tutte le sue potenzialità da fargli riscoprire. Partecipo  in maniera altalenante  alle manifestazioni che vengono fatte   ma ogni volta che lo faccio ne sono felice. Ringrazio tutti coloro che si impegnano con la promessa di essere più presente sia teoricamente che praticamente. Grazie.”
  • Agostino Casti:
    “Buona organizzazione con rinfresco e caffè sempre in attività, buone le lezioni e il piccolo gruppo;  ho trovato molto interessante la presenza di chi viene dalla penisola (non erano pochi) e questo arricchisce, anche dove si è svolto, che già vi siamo stati (e sapere che si può alloggiare) ha agevolato i due giorni. A presto e tanti saluti.”
  • Andrea Manfredi:
    “Le mie riflessioni si riferiscono alla sola giornata del sabato, purtroppo non ho partecipato la domenica. Posso dire che sono stata bene, ho trovato gli interventi diretti più “agli addetti ai lavori”, intendendo per tali i servitori insegnanti e chi è molto più addentro di me che conosce tutti i meccanismi del club. Mi piacerebbe sentire un linguaggio più diretto, cercando di limitare i tecnicismi, anche per facilitare l’interazione con chi ascolta. Ho trovato molto proficui i gruppi autogestiti, dove hanno avuto spazio anche le famiglie, forse gli dedicherei un po’ più di tempo, anche perché durante l’esposizione di quel che si è detto, ho potuto notare quanto gli argomenti fossero stimolanti.
    Sconfinare continuamente, è quello che succede tutte le settimane al Club. Si cambia, cadono le barriere, si mettono in discussione le tradizioni inservibili, si sperimentano nuovi modi di essere e di fare. Soprattutto, si impara a diffidare delle verità uniche e assolute, si scopre che l’unico insegnamento, l’unico sapere possibile, è quello che si costruisce insieme fra diversi, ogni volta provvisorio, come provvisoria è l’esistenza. Il club è fatto perché ognuno sconfini dal suo recinto e perché tutti insieme si sconfini dai recinti che ci vengono dati. Questo ci rende eversivi, destabilizzati e destabilizzanti, cioè autentici esseri umani.”
  • Franco Marcomini:
    “La seconda edizione di sconfinamenti ha messo in evidenza la straordinaria crescita e maturazione qualitative dei programmi di ecologia sociale. In particolare, anche grazie ad uno splendido concerto spiegato in modo esaustivo, si è potuto focalizzare il tema dell’innovazione della tradizione, in un processo costantemente dinamico. I programmi dei club, le riflessioni che armonizzano pratica e teoria, svelano come sia giunto il tempo di un’autonomia adulta della visione e del lavoro del club che trova riscontri culturali e scientifici che si muovono nel paradigma della complessità, dell’agire e pensare sistemico teso a modificare la cultura delle comunità locali, dell’ecologia profonda ed integrale. Sconfinamenti ha aperto un allargamento della prospettiva, riprendendo il discorso innovativo di Basaglia e proponendo nuove vie di liberazione verso una libertà che si riconosce nell’armonizzazione delle relazioni, nel bene comune e nella condivisione, riprendendo il concetto autentico di cura, del prendersi cura della sofferenza riconoscendone le matrici sistemiche e superando ogni forma egocentrica che caratterizza il potere e che è antitetica alla visione ecologica. Lavoriamo su sconfinamenti 3, propongo di approfondire il saggio di Gregory Bateson “cibernetica dell’io e teoria dell’alcolismo”, mettendo insieme scienza ed esperienza.”

 

“Il grado di libertà di un uomo si misura dall’intensità dei suoi sogni”                 

Alda  Merini

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