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Cos’è l’intelligenza emotiva e perchè è importante?

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L'intelligenza emotiva - AICAT

Cos’è l’intelligenza emotiva e perchè è importante?

L’intelligenza emotiva è quella capacità che ci permette di controllare le nostre emozioni ed esprimerle in modo assertivo. Anche se la parola “intelligenza” di solito è legata a concetti riguardanti la memoria e la capacità cognitiva, la mente è molto più ampia e dal secolo scorso gli studiosi si sono dedicati ad analizzare altre aree del cervello.

Fin dalle origini dell’essere umano le emozioni conducevano le danze: il tronco encefalico, la parte più primitiva del cervello. che controlla le funzioni basilari, diede origine ai centri emotivi e fu solo milioni di anni dopo che si formò la neocorteccia, la quale ci fornisce la capacità di raziocinio. È proprio in questo ordine che agiamo ancora oggi: prima proviamo qualcosa e poi ragioniamo al riguardo; prima ci fa male un dito e poi ci rendiamo conto che è rimasto chiuso nella porta.
La amigdala, invece, è la parte del cervello in cui vengono controllate le emozioni. Se si separa, perdiamo la capacità di analizzare il significato emotivo degli avvenimenti e la memoria si danneggia, dato che è essa che conserva tutti i ricordi legati alle nostre emozioni, sia felici sia traumatiche. Senza amigdala, inoltre, perdiamo la capacità di produrre le lacrime. Una vera cecità affettiva.

In una società in cui il raziocinio sembra dominare sempre più le emozioni, è importante considerare che l’intelligenza emotiva svolge un ruolo più primitivo persino del cervello razionale. Tuttavia, nei sistemi educativi poche volte si dà la priorità all’educazione emotiva. Non veniamo educati ad osservare quello che proviamo e, pertanto, non sappiamo come reagire in modo efficace di fronte ai nostri sentimenti.

In questo modo, è possibile vedere come l’intelligenza emotiva ricopra un ruolo più importante del semplice rimorchiare in un bar. Grazie ad essa riusciamo a motivarci, a controllare i nostri impulsi, a regolare gli stati d’animo e ad entrare in empatia con gli altri. Ci permette non solo di convivere con chi ci circonda, ma anche di sopravvivere. È, quindi, la parte che controlla la maggior parta di quello che siamo.

INTELLIGENZA EMOTIVA

E’ massicciamente diffuso nella cultura sociale un pregiudizio negativo nei confronti della vita emotiva, vista esclusivamente come un fattore di disturbo e di interferenza negativa nei confronti dei processi valutativi e decisionali. Solo in questi ultimi anni le ricerche stanno gradualmente cambiando, si sta superando l’atteggiamento di considerare la vita mentale emotivamente piatta, scarsamente rilevante e poco significativa.

Si è cominciato a riconoscere il ruolo essenziale del sentimento nel pensiero, il potere delle emozioni nella vita mentale, come nondimeno a riconoscere i vantaggi che esse comportano. Negli ultimi anni si è iniziato a vedere emozioni e sentimenti anche e soprattutto come una risorsa.

Oggi la pedagogia e la psicologia concordano nel sottolineare che non esiste un unico tipo monolitico di intelligenza. Già Gardner nel 1983 aveva individuato sette varietà fondamentali d’intelligenza: oltre a quella verbale e logico – matematica, i due tipi standard su cui la scuola e le istituzioni educative hanno tradizionalmente puntato, Gardner individuava un’intelligenza spaziale (quella che si può esprimere in un artista); un’intelligenza cenestesica, che si può esprimere nella danza o nella fluidità dei movimenti; un’intelligenza musicale; individuava inoltre l’intelligenza interpersonale, ossia la capacità di comprendere lo stato d’animo degli altri e le loro motivazioni e di interagire positivamente con gli altri e, infine, un’intelligenza individuale, quella intrapersonale, che è la chiave per accedere alla conoscenza di sé e ai propri sentimenti, quindi non solo capire lo stato d’animo dell’altro, ma conoscere quello che soggettivamente viene sperimentato (“ciò che io provo”).

L’intelligenza emotiva è stata trattata la prima volta nel 1990 dai professori Peter Salovey e John D. Mayer nel loro articolo “Emotional Intelligence”, in cui definiscono l’intelligenza emotiva come “La capacità di controllare sentimenti ed emozioni proprie ed altrui, distinguere tra di esse e di utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni”.

Il tema dell’intelligenza emotiva è stato successivamente trattato nel 1995 da Daniel Goleman nel libro “Emotional Intelligence” tradotto in italiano nel 1997 “Intelligenza emotiva che cos’è perché può renderci felici”, in cui Goleman descrive l’intelligenza emotiva come: “la capacità di motivare se stessi, di persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni, di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione, di modulare i propri stati d’animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare, di essere empatici, di sperare.” L’intelligenza emotiva è dunque “un insieme chiave” di altre caratteristiche dell’essere umano oltre il Quoziente d’Intelligenza.
In questa pubblicazione Goleman inoltre afferma che lo sviluppo della capacità di riconoscere e di gestire i sentimenti propri ed altrui può migliorare il benessere degli individui e la loro possibilità di motivarsi e di realizzarsi, di comunicare e di interagire tra loro. L’intelligenza emotiva può inoltre ottimizzare nelle organizzazioni i processi di apprendimento, di acquisizione e di scambio delle informazioni, di elaborazione delle decisioni.

La salute, lo star bene con se stessi e con gli altri, la scelta dei propri stili di vita, la capacità di affrontare la vita, di risolvere i propri problemi, la tolleranza alle frustrazioni dipendono dalle competenze che fanno riferimento all’intelligenza emotiva più che ad altri tipi d’intelligenza.
Ed è attraverso l’educazione e lo sviluppo di queste abilità che possiamo apprendere ad essere emotivamente intelligenti, imparando ad usare le emozioni come un patrimonio di ricchezza straordinaria, a vantaggio nostro e della collettività, imparando ad agire per scelta e non più a re-agire passando dalla dipendenza dagli altri e dagli eventi che accadono, alla libertà di scelta.
Le carenze a livello d’intelligenza emotiva aumentano tutta una gamma di rischi che vanno dalla depressione, alla violenza, ai disturbi alimentari, ai disturbi collegati all’uso di sostanze
(fumo, alcol, droghe, psicofarmaci, ecc).

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