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Empatia: l’arte di mettersi nei panni degli altri

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Empatia: l’arte di mettersi nei panni degli altri

“Il cuore umano, a qualsiasi età, si apre ai cuori che a loro volta si aprono.” Maria Edgeworth

L’empatia è la capacità di mettersi nei panni degli altri, di riconoscere e condividere le emozioni. Utilizzare l’empatia significa comprendere come si sente l’altra persona non solo con la testa, ma con il cuore e la pancia.

La parola deriva dal greco”εμπαθεία” (empatéia, a sua volta composta da en-, “dentro”, e pathos, “sofferenza o sentimento”), che veniva usata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l’autore-cantore al suo pubblico.

Il termine empatia è stato coniato da Robert Vischer, studioso di arti figurative e di problematiche estetiche, alla fine dell’Ottocento. Tale termine nasce perciò all’interno di un contesto legato alla riflessione estetica, ove con empatia s’intende la capacità della fantasia umana di cogliere il valore simbolico della natura. Vischer concepì questo termine come capacità di sentir dentro e di con-sentire, ossia di percepire la natura esterna, come interna, appartenente al nostro stesso corpo. Rappresenta quindi la capacità di proiettare i sentimenti da noi agli altri e alle cose, che percepiamo.

Il termine empatia verrà utilizzato poi da Theodor Lipps, il quale lo porrà al centro della sua concezione estetica e filosofica, considerandolo quale attitudine al sentirsi in armonia con l’altro, cogliendone i sentimenti, le emozioni e gli stati d’animo, e quindi in piena sintonia con ciò che egli stesso vive e sente.

Nelle scienze umane, l’empatia designa un atteggiamento verso gli altri caratterizzato da un impegno di comprensione dell’altro, escludendo ogni attitudine affettiva personale (simpatia, antipatia) e ogni giudizio morale. Fondamentali, in questo contesto, sia gli studi pionieristici di Darwin sulle emozioni e sulla comunicazione mimica delle emozioni, sia gli studi recenti sui neuroni specchio scoperti da Giacomo Rizzolatti, che confermano che l’empatia non nasce da uno sforzo intellettuale, è bensì parte del corredo genetico della specie. Si è infatti visto che i neuroni specchio si attivano sia quando un’azione viene effettuata da un individuo sia quando questo stesso individuo osserva la stessa azione effettuata da un altro individuo; questo fenomeno è stato in particolare osservato in alcuni primati. Analogamente negli uomini si attiva la medesima area cerebrale nel corso di un’emozione e osservando altre persone nel medesimo stato emozionale. (fonte Wikipedia)

L’empatia è dunque la capacità di un essere umano di percepire lo stato d’animo ed i sentimenti di un’altra persona, realizzando quindi una sintonia emotiva nei suoi confronti, la quale permette di condividerne i vissuti interiori e le emozioni. L’empatia è la focalizzazione sul mondo interiore di un’altra persona, caratterizzata dalla capacità di intuire ciò che si sta muovendo in essa, percependo le sue emozioni ed i suoi stati d’animo autentici, spesso differenti da quelli espressi verbalmente e gestualmente. L’empatia è un contatto emotivo diretto tra due esseri umani, capace di sintonizzare i loro vissuti interiori in modo del tutto indipendente dai loro schemi mentali e percettivi. Semplificando i concetti appena espressi si potrebbe dire che l’empatia consista nel sapersi mettere nei panni dell’altro, nel comprendere dunque ciò che l’altro sta provando dentro di sé, trascurandone le manifestazioni comportamentali esteriori che non necessariamente rispecchiano i vissuti interiori.

L’empatia è esente da critiche, giudizi o valutazioni di alcun genere dell’altro; la condivisione di sentimenti ed emozioni avviene in un clima del tutto neutrale e spontaneo, il quale non produce alcun tipo di giudizio morale o normativo. Non c’è giusto e non c’è sbagliato, non vengono introdotte direttive e il fulcro dell’attenzione è esclusivamente l’esperienza emotiva interiore.

“In una fredda giornata d’inverno un gruppo di porcospini si rifugia in una grotta e per proteggersi dal freddo si stringono vicini.
Ben presto però sentono le spine reciproche e il dolore li costringe ad allontanarsi l’uno dall’altro.
Quando poi il bisogno di riscaldarsi li porta di nuovo ad avvicinarsi si pungono di nuovo.
Ripetono più volte questi tentativi, sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non trovano quella moderata distanza reciproca che rappresenta la migliore posizione, quella giusta distanza che consente loro di scaldarsi e nello stesso tempo di non farsi del male reciprocamente.”
A. Schopenhauer

L’uomo è per sua natura un animale sociale; pertanto non può vivere senza relazionarsi con gli altri, ma, come suggerisce il racconto di Schopenhauer, il segreto sta nel trovare la giusta distanza che ci permette di percepire le emozioni dell’altro senza identificarci con esse e questo è il segreto dell’empatia!

Oltre alla immedesimazione nell’altro e alla comprensione profonda del suo punto di vista, l’empatia trova espressione anche nella capacità di mantenere durante l’intero processo di sintonizzazione emotiva il proprio punto di vista, i propri valori e le proprie emozioni. La fusione empatica non provoca la perdita dei propri punti di riferimento e dei propri sentimenti per realizzarsi; la comprensione dell’altro si realizza mantenendo costantemente la consapevolezza di se stessi e del proprio punto di vista. L’autocontrollo non viene mai a mancare e i sentimenti dell’altro vengono compresi e condivisi senza tuttavia sostituire i propri.

Alcune persone pensano che il modo migliore per stare vicino a chi amano sia provare le stesse emozioni a tal punto da vivere quasi in simbiosi e se l’altro soffre si sentono quasi in dovere di soffrire esattamente come lui. La vera empatia non richiede un simile sacrificio, che spesso è anche controproducente.

Sviluppare la propria empatia ci permette dunque di avere buone relazioni con gli altri, anche con chi è molto diverso da noi, non solo come etnia o paese di provenienza, ma anche semplicemente come storia personale e vissuto, come accade tra genitori e figli che appartengono a differenti generazioni.

Per sviluppare l’empatia, innanzi tutto, è necessario dare valore alle emozioni nella comunicazione e nei rapporti con gli altri; dopodiché bisogna esercitarsi a riconoscere le emozioni negli altri attraverso: il volto, la postura, i gesti e la voce.

L’allenamento consiste nell’osservare le espressioni facciali di chi ci sta raccontando una vicenda, cercando di andare al di là delle parole e concentrandosi su quello che chiamiamo linguaggio non verbale: espressioni facciali, tono della voce e postura. L’empatia si allena anche sentendo cosa provo dentro se mi metto nei suoi panni…la difficoltà è distinguere le proprie emozioni da quelle che ci sta trasmettendo l’altra persona, ed è per questo che è fondamentale allenare anche la consapevolezza delle proprie emozioni: quanto più si è aperti verso le proprie emozioni, tanto più si è abili nel leggere i sentimenti altrui!

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