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La ricaduta

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Hudolin - Aspetti fondamentali del trattamento

La ricaduta

Estratto dal libro “Manuale di alcologia”, V. Hudolin – Ed. critica a cura dell’AICAT – Ed. Erikson 2015

Per ricaduta si intende in genere un aggravamento o un nuovo episodio di una malattia. Quando si parla di alcolismo, per ricaduta si intende di solito il ritorno al bere. Se per alcolismo si intende invece un determinato modello comportamentale, in questo caso la ricaduta dovrebbe essere intesa come il ritorno a quel modello comportamentale che era presente prima di iniziare il trattamento. Con l’astinenza3 e la frequenza al Club il comportamento cambia. Quindi la ricaduta può anche intendersi come il ritorno al vecchio stile di vita, sia che si riprenda o che non si riprenda a bere.

Anche il ritorno al bere moderato o ad un comportamento esistente prima del trattamento da parte dei familiari sta a significare una ricaduta. I familiari all’inizio del trattamento smettono di bere e iniziano un nuovo tipo di comportamento; in seguito può succedere che, in presenza di una situazione di crisi o anche senza di questa, riprendano a bere o a comportarsi come prima. È quella che si definisce ricaduta familiare o di un membro della famiglia. Il ritorno al precedente modello comportamentale costituisce sempre una ricaduta, anche se nella famiglia non si è ripreso a bere. Tutti questi tipi di ricadute provocano situazioni di crisi negli alcolisti, nelle loro famiglie e nei Club.

Talvolta né il Club, né l’operatore4 riescono a capire quello che sta succedendo e assumono un atteggiamento aggressivo verso la famiglia o verso l’alcolista che è ricaduto. Così facendo però provocano soltanto ulteriori difficoltà. L’aggressività è particolarmente pericolosa quando è rivolta verso la persona che ha ripreso a bere e quando i membri del Club parteggiano per una parte della famiglia.

Per tutti questi motivi la ricaduta viene considerata una evenienza dolorosa e purtroppo molto frequente. Spesso, dopo l’iniziale astinenza, l’alcolista può ricadere. Per questo motivo, molti operatori sanitari rifiutano il trattamento degli alcolisti (Hartocollis P., 1964; Szasz T., 1966; Fehr H.D., 1976). La ricaduta però non ha solo e sempre significato negativo. Essa può, ad esempio, mobilitare le forze latenti dello stesso alcolista, della sua famiglia, del Club, dell’operatore e della comunità; dopo una ricaduta si può avere un trattamento più intensivo e un cambiamento comportamentale più accelerato.

La ricaduta è spesso considerata identica in tutte le situazioni; ma tra le ricadute esistono tante differenze quante sono le differenze fra gli alcolisti, fra le loro famiglie, fra i Club. Qualche volta la ricaduta è molto chiara, semplice, comprensibile; altre volte sarà molto difficile da comprendere e da accettare (Aubrion et coll., 1988). Come abbiamo detto, a volte la ricaduta può rappresentare un elemento positivo nell’attivazione dell’intero Club. Se un fenomeno così tipico e per certi versi normale come la ricaduta non si manifesta, bisogna cominciare a dubitare dell’efficacia del lavoro nel Club. Può essere che ci troviamo in presenza di un Club chiuso, dove si incontrano un gruppo di vecchi astinenti, spesso alienati dalla società, i quali evitano di accogliere nuovi membri, anche per il timore che il Club venga diviso. In alcuni casi il Club non desidera occuparsi delle famiglie con frequenti ricadute, oppure considera chi ha ricadute un membro passivo a cui non vale la pena offrire appoggi. Quando questo succede è bene dividere immediatamente il Club, senza badare al numero dei suoi membri, e inserire in ognuno dei nuovi Club quelli che ricadono spesso. La situazione può essere risolta anche con una supervisione adeguata.

Se si considera positivo e importante, nel trattamento degli alcolisti, ottenere una astinenza completa e duratura, ogni assunzione di bevanda alcolica, anche minima, dovrebbe essere considerata una ricaduta. I comportamentisti, al contrario, sono dell’opinione che l’obiettivo sia quello di dare la possibilità all’alcolista di bere moderatamente; ciò significa non considerare ogni consumo di alcolici, anche minimo, una ricaduta. Essi affermano che è possibile che l’alcolista ritorni al bere moderato. Ulteriori indagini hanno dimostrato che questo invece non è assolutamente possibile (Ewing A.J., 1977). Quello che rende tipico l’alcolista è appunto l’impossibilità di poter controllare il proprio bere; ragion per cui ogni consumo di alcolici deve essere considerato una ricaduta.

La ricaduta può verificarsi molto presto, già nel corso della fase iniziale del trattamento o immediatamente dopo, oppure anche in qualsiasi momento successivo. Le ricadute, dopo quattro, cinque, dieci e più anni di astinenza, non sono cosa rara. Per questo vale la regola che il trattamento nel Club dovrebbe durare almeno 10 anni; anche dopo l’alcolista dovrebbe frequentare il Club, sia pure con ruoli e funzioni in parte diversi.5 È difficile, secondo una certa logica, dire che il trattamento si può concludere con il miglioramento dell’alcolista e della sua famiglia. Nel corso del trattamento, alcuni disturbi fisici e psichici dell’alcolista possono attenuarsi o anche sparire; ciò però non ha alcun nesso con il problema fondamentale, che resta l’alcolismo e la sua evoluzione. Ad esempio, dopo alcuni giorni di cura, il quadro clinico del delirium tremens si risolve positivamente; questo non vuol dire però che il problema di fondo, che è il rapporto del singolo con l’alcol, sia mutato. Allo stesso modo, il ritorno alla sobrietà dell’alcolista non significa automaticamente la sua «guarigione».

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Molto spesso, quando si parla della ricaduta, sia in letteratura che nella pratica di lavoro, si intende quella relativa al bere; la sua pericolosità a volte è relativa soprattutto se è stato svolto un corretto trattamento nel Club.

Oltre alla ricaduta «umida» esiste quella «secca»: l’alcolista non riprende a bere, però ritorna al precedente modello comportamentale, al vecchio stile di vita. L’alcolista vuole evitare il coinvolgimento della propria famiglia nel trattamento, perde ogni possibilità di empatia e in genere perde l’interesse per gli altri. Anche se non beve, il ritorno al vecchio stile di vita e la regressione comportamentale possono rappresentare un pericolo ben più grave di una ricaduta «umida», per lui stesso, per la sua famiglia, per il Club e l’intera comunità.

Alcuni autori hanno tentato di classificare le ricadute. Così Aubrion J. (1988) ne presenta diverse tipologie: colpevoli, autolesioniste, passive, sperimentali, ripetitive, ecc.7 Nella pratica è difficile classificare le ricadute, perché le situazioni della vita sono molto più complicate di ogni tentativo di schematizzazione e ogni ricaduta è di solito provocata da numerosi fattori concomitanti.


Note a cura di Giampaolo Carcangiu
  • Con l’astensione dalle bevande alcoliche comincia nella frequenza del Club il percorso di cambiamento dello stile di vita che porta alla sobrietà.
  • 4 Leggi servitore-insegnante: tale terminologia fu introdotta da Hudolin nel corso dei congressi sulla spiri- tualità antropologica di Assisi del 1994 e del 1996 (A. Tosi, Evoluzione da terapeuta a servitore-insegnante nel Metodo Hudolin, Arezzo, Scuola Nazionale di Perfezionamento in Alcologia, 1999).
  • 5 La durata della frequenza al Club è determinata dalla scelta delle famiglie di partecipare ai programmi alcologici territoriali come cittadini attivi nel proteggere la salute nella comunità, per cui la partecipazione al Club è auspicabile che duri «sino ai fiori», per citare una celebre affermazione di Hudolin. Il limite dei 10 anni stabilito al Congresso dei Club di Treviso (1988) verrà successivamente superato da Hudolin nel senso detto sopra.
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