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Relazione Presidente AICAT – XXVI Congresso Nazionale AICAT

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Relazione Presidente AICAT - XXVI Congresso Nazionale AICAT

Relazione Presidente AICAT – XXVI Congresso Nazionale AICAT

Un saluto, un abbraccio a tutti.

Un saluto e un ringraziamento al Comune di Sestola, al Consorzio Valli del Cimone che ci accolgono e ci ospitano e che hanno messo a disposizione la propria organizzazione e le proprie strutture per la realizzazione di questo Congresso Nazionale dell’AICAT. Un saluto all’accogliente Emilia Romagna che ci ospita.

Un grazie all’ARCAT Emilia Romagna, a tutti i Club e le associazioni che ne fanno parte, che ha organizzato questo Congresso.

Un ringraziamento a tutti i partecipanti, famiglie, S.I. dei Club, associazioni, rappresentanti della comunità, invitati. Vorrei sottolineare il faticoso sforzo e l’importante lavoro fatto dall’Arcat Emilia Romagna, anche con il supporto e la condivisione con l’AICAT, che ha saputo lavorare insieme, anche con fatica, nel generare nuove relazioni umane, spazi di scambio ed aperto confronto che hanno permesso di superare alcune divergenze iniziali, e dove le differenze hanno prodotto contributi di ricchezza e creatività nella realizzazione insieme di questo Congresso Nazionale, la condivisione di programmi territoriali presenti e futuri e un possibile sviluppo e miglioramento del lavoro con le reti sociali territoriali.

Il titolo del Congresso esprime questa necessità comune che coinvolge, anche, tutto il nostro sistema nazionale, dove il termine “Confronto” è inteso nel significato etimologico primario del vocabolario “mettere di fronte persone o cose, per conoscerne la somiglianza, le affinità, le differenze, per scoprirne la relazione, il rapporto” e aggiungo io, per capire la possibilità e la capacità di costruire un progetto insieme per il presente e il futuro dell’AES dei Club.

Intendo proporre alcuni stimoli alla discussione del Congresso. Innanzitutto l’aspetto della COMUNICAZIONE interna ed esterna del nostro sistema, su cui come Club e Associazioni c’è bisogno di migliorare. Per quanto riguarda la comunicazione interna, non mi riferisco tanto a tecniche comunicative o all’uso di strumenti informatici, ma intendo sottolineare la necessità di impegnarsi a trovare modalità, spazi, strumenti per una più ampia partecipazione, interazione, relazione umana, amicale, spirituale, empatica, per favorire lo scambio esperienziale e cognitivo circolare come possibile opportunità per tutti, famiglie e S.I. Ciò richiede, anche, la presenza di una rete associativa più connessa, solidale e prossimale, che eviti, anche, l’isolamento e l’autoreferenzialità dei Club. In questo senso anche l’Aicat si impegna a migliorare e modificare le proprie modalità di organizzazione, di spazi e strumenti, che favoriscano una migliore comunicazione interattiva di tutto il sistema nazionale.

La Comunicazione Esterna è una delle nostre difficoltà critiche riguardo, in particolare, la nostra capacità di visibilità, trasmissione, diffusione, contaminazione della dimensione culturale, antropo spirituale e valoriale, della filosofia di vita che promuove l’esperienza dei Club, come bene e patrimonio sociale che può migliorare la vita dell’intera comunità, tutta la potenzialità della proposta umana liberante dell’AES. Dipende molto dalla relazione di coinvolgimento, collaborazioni ed alleanze con la rete sociale organizzata e non, con tutti i nodi della comunità, dal vicinato familiare ed amicale, alle associazioni, alle parrocchie, agli enti, alle organizzazioni, ai servizi, alle istituzioni. Penso vada implementato anche un miglior uso di una comunicazione esterna tramite mass media e mezzi informatici.

Il tema della comunicazione si collega direttamente al processo di evoluzione del Club verso un approccio MULTIDIMENSIONALE della persona e della vita. Credo, condividiamo tutti, che è l’AES dei Club si apra alla complessità dei comportamenti e degli stili di vita a rischio: alcol, droghe illegali, psicofarmaci, gioco d’azzardo, fumo ed altri comportamenti che sono interconnessi, collegati interagiscono e sono presenti nelle persone e nelle famiglie dei club e della collettività e sono prodotti dagli stessi squilibri ecologico sociali della comunità. Penso che l’intento del Club non sia solo quello di accogliere le sofferenze, le difficoltà, il disagio spirituale delle persone e delle famiglie, ma propone un cambiamento di stile di vita e culturale della comunità, e credo sia necessario si mantenga fermo, come riferimento il rigore dell’approccio alcologico (paradigma) e la sua efficace esperienza maturata in tanti anni.

Per dare l’opportunità e la possibilità, a tutto il sistema di crescere insieme, è necessario condividere programmi e contenuti di EEC, specialmente quelli innovativi, che coinvolgano l’impegno educativo/formativo di tutte le associazioni e i Club, delle famiglie e dei S.I., anche nell’individuazione dei bisogni e delle necessità territoriali. Questo processo innovativo, ha vissuto in questi anni, l’esperienza di una realtà nazionale che si è frammentata in diverse derive ed esperienze sia riguardo i programmi sia rispetto l’approccio e le definizioni dei Club. Ci siamo differenziati in tante strade diverse, spesso separate, con rivendicazioni di autonome scelte e decisioni.

Nello stesso tempo si sostiene la necessità di affrontare complessivamente le problematiche e le difficoltà legate ai comportamenti e agli stili di vita dannosi, ma spezzettiamo il Club e i programmi dell’approccio ecologico sociale in tante derive, anche con finalità ed obiettivi differenti. Questo può determinare disorientamento tra le famiglie ed i S.I. dei Club e le loro associazioni. Una dinamica favorita, anche, dall’affermazione di leadership formative e talvolta associative che sono state, e sono importanti, per lo sviluppo del nostro sistema ma che condizionano spesso i Club e le loro associazioni nella loro libera capacità di crescita, di scelte evolutive ed innovative, creando dispute, fazioni e divisioni che frenano la maturazione dei cambiamenti.

Credo sia necessario che queste risorse carismatiche, si pongano al servizio del sistema, facendo un passo a fianco, mettendo a disposizione dei Club, delle associazioni le loro competenze, conoscenze la loro esperienza, per stimolare e catalizzare questo cambiamento.

Lo spezzettamento può diventare sbriciolamento e dissolvere l’efficacia AES lasciando ulteriore spazio al riaffermarsi dell’approccio medico psichiatrico e terapeutico.

In questo senso non penso all’AICAT, come associazione ombrello, che tenga sotto tanti e diversi percorsi ed approcci, che divenga una specie di agenzia promozionale e manageriale delle tante opzioni. Ciò distorcerebbe il senso sistemico dell’approccio ecologico sociale ed anche il suo impatto culturale sociale e politico. Cerchiamo invece una strada comune che riguarda la definizione dei Club e dei programmi, che condivida finalità ed obiettivi di questa evoluzione innovativa. L’AICAT sia la casa comune di appartenenza culturale e spirituale di tutti i Club italiani che fanno riferimento all’AES di Hudolin, il luogo di relazione, di scambio, di proposta e condivisione, lo strumento univoco di promozione e di impatto culturale, sociale e politico.

Necessita secondo me un’unica denominazione di appartenenza che sia di apertura innovativa e si riferisca alla proposta metodologica di Hudolin. Mi permetto di proporre come percorso presente e futuro unificante: i Club dell’approccio ecologico sociale territoriale.

Per quanto mi riguarda, ho dato la mia disponibilità per questo incarico, con uno spirito di servizio senza convenienze o ambizioni, né di potere né di protagonismo, ma con la passione e la convinzione del mio crederci e del mio esserci con l’idea di poter migliorare il nostro sforzo nell’essere sistema coeso, nel cercare di coinvolgere tutte le associazioni regionali e territoriali dei Club in un lavoro di miglior circolarità, relazione, condivisione e comunicazione.

Un primo periodo, il mio, di impegno faticoso per le tante difficoltà di uno sforzo comune insieme, nello sviluppo, anche innovativo, dell’AES dei Club.

Il mio auspicio è che da questo Congresso ripartiamo tutti con una rinnovata volontà di collaborazione che possa sviluppare un sistema più unito per meglio realizzare il progetto insieme per il presente ed il futuro dell’AES.

Roger Garaudy che è stato uno dei riferimenti dei miei ideali giovanili, affermava nel suo libro “Progetto speranza” nel 1976 “la trascendenza ci lancia in avventure che portano allo “spossessamento” di sé, all’abbandono dei nostri meschini individualismi”, allora i nostri successi non saranno più i nostri successi, ma l’opera di quel tutto che dimora in noi.” (R. Garaudy – Progetto Speranza -1976)

Buon Congresso a tutti noi

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