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XXVII Congresso Nazionale AICAT: RELAZIONE PRESIDENTE Marco Orsega

Un saluto, un abbraccio a tutti. Un saluto alla Regione Basilicata e alla città di Matera che ci accoglie e ci ospita in questa splendida cornice di arte e storia, che sarà, nel 2019, prestigiosa sede europea della cultura.

Un caloroso abbraccio ed un sentito ringraziamento agli amici dei Club dell’ARCAT Basilicata che con grande impegno, passione ed entusiasmo, sono riusciti ad organizzare, insieme ad AICAT, questo congresso nazionale. Ciò dimostra come anche una piccola realtà regionale dei Club, riesca a trovare capacità, risorse, motivazioni nel sentirsi parte importante di un sistema più ampio, che questo congresso nazionale rappresenta. Un ringraziamento a tutti i partecipanti, persone, famiglie e servitori insegnanti dei Club, rappresentati della comunità, invitati.

Il tema del congresso nel titolo di testa: “La cultura dell’ecologia sociale”, è il proseguimento di un percorso tematico iniziato a Sestola (MO) “Il coraggio del confronto per il futuro dell’ecologia sociale”, passato per Assisi “Verso un’ecologia integrale”, che ci ha fatto discutere e riflettere sul significato del termine ecologia sociale e su come noi lo pensiamo, lo sentiamo, lo viviamo, nella proposta culturale dell’approccio ecologico sociale.

L’enciclopedia Treccani definisce il termine ecologia: “studio delle relazioni tra gli organismi viventi e l’ambiente che li ospita”. Papa Francesco nell’enciclica “Laudato sii”, considerata un vero manifesto di ecologia sociale per il terzo millennio, sostiene che tutto è in relazione, tutto è collegato, tutto è connesso: “non ci sonoegli dicedue crisi separate, una ambientale ed un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio ambientale. Ogni lesione alla solidarietà e all’amicizia provoca danni ambientali

Non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico, diventa sempre un approccio sociale

Murray Bookchin, uno dei padri dell’ecologia sociale, affermava: “l’ecologia o è sociale o non è”.

Il professor Hudolin sosteneva che: “l’approccio ecologico sociale si basa su concetti di ecologia sociale, usando come forma di lavoro il Club. Invece di veder l’ambiente come fosse privo dell’uomo, l’approccio ecologico sociale lo vede con la famiglia al centro dell’interesse. Gli squilibri tra i sistemi ecologico sociali producono vari disagi che possono essere trattati considerando l’interdipendenza e la comunicazione dell’uomo con tutto il creato che lo circonda

Scopo di un congresso nazionale dei Club è interrogarci e discutere del presente e futuro del nostro sistema e, quindi, anche in questo congresso, capire come tradurre nella pratica concreta del lavoro dei Club, nelle proprie comunità, lo sviluppo di una cultura ecologico sociale, e la possibilità di una crescita e maturazione collettiva del nostro sistema, come diritto ed opportunità che possa coinvolgere tutti. È questo il senso della declinazione del titolo nella “responsabilità di crescere e costruire insieme”. È un tema che riguarda i Club, le associazioni e la cooperazione sociale, i programmi di educazione ecologica, l’impegno per la protezione e la promozione dei diritti, della legalità e della giustizia sociale.

Abbiamo in questi anni vissuto la necessità di una stagione di innovazione ed apertura del nostro sistema, stimolata dai veloci cambiamenti della cultura sociale e dai bisogni delle comunità, ed abbiamo iniziato un processo evolutivo in questa direzione. Lo stesso professor Hudolin nella sua visione profetica prevedeva questo: “i contenuti del sistema devono essere aperti e dinamici per quanto riguarda la ricerca, il lavoro pratico, la formazione e l’aggiornamento e seguire i risultati delle ricerche, l’esperienze di lavoro pratico e le caratteristiche socio culturali e politiche della comunità. Sempre più si delinea un bisogno esistenziale individuale e comunitario e nel futuro sarà necessario intraprendere l’analisi dei problemi esistenziali della loro interpretazione, e avviare in tal caso, un lavoro pratico nei Club e nelle comunità locali”.

Questo processo evolutivo, come affermavo, nella relazione dello scorso anno di Sestola, ha vissuto l’esperienza di un sistema nazionale che si è spezzettato in diverse scelte territoriali autonome nello sviluppo dell’approccio ecologico sociale, anche con finalità ed obiettivi differenti. Questa frammentazione è forse il segnale di una crisi di identità e di appartenenza culturale del nostro sistema. Una crisi che forse, sottende, anche, una crisi antropo spirituale della qualità delle nostre relazioni umane, solidali, amicali e di reciproca fiducia. Con la frammentazione rischiamo di disperdere e diluire la ricchezza del nostro patrimonio culturale, umano e sociale. Ma se, crisi è sinonimo di cambiamento, può essere necessaria per produrre nuove prospettive e nuovi progetti insieme e per riprendere lo stimolo e la spinta di quella comunicazione relazionale ed empatica che si è un po’ persa. Vivere ed operare nel territorio per trascendere la territorialità ed esprimere tutta la ricchezza e la potenzialità di un sistema, per una crescita insieme che valorizza tutte le peculiarità e le risorse delle esperienze nelle comunità territoriali. Una strada ed una casa comune di appartenenza che sviluppi e rafforzi tutto il nostro movimento nella sua capacità di maggior impatto culturale, politico, sociale nelle nostre comunità. Essere e sentirsi sistema, comunità nazionale e del mondo e non chiudersi dentro le proprie isole più o meno felici.

È necessario ritrovare un’identità comune, simbolo di un’unica appartenenza culturale, con una nuova denominazione che, nello stesso tempo, rappresenti l’esigenza di apertura dei Club alla complessità della persona e della vita e al disagio esistenziale della comunità, ma che riconosca, anche la matrice primaria della proposta rivoluzionaria di Hudolin e la valorizzazione del patrimonio culturale, umano e sociale della nostra storia. Con queste motivazioni, questa presidenza, propone già una scelta mirata e significativa: “Club Territoriali dell’Approccio ecologico sociale”, denominazione che garantirebbe, anche, la conservazione dell’acronimo CAT, ACAT, ecc. con cui siamo conosciuti nelle comunità. Desidero fare un invito ed una proposta a questo congresso rivolta anche in particolare ai Club degli Alcolisti in Trattamento e all’ARCAT Friuli Venezia Giulia: il prossimo anno ricorreranno i 40 anni dei Club in Italia nati in Friuli Venezia Giulia nel 1979. Può essere l’occasione per organizzare in quella regione, un evento per un incontro insieme di tutti i Club italiani per ricordare una “storia insieme ad avverare sogni”, come recitava il titolo di un interclub di qualche tempo fa. Che possa essere l’occasione di uno spazio reciproco di relazione, scambio e confronto sui nostri progetti presenti e futuri. Il professor Hudolin affermava “anche il passato deve essere ricordato, ma non si deve vivere nel passato. Senza passato si perde l’identità personale e l’appartenenza alla comunità, ma non dobbiamo dimenticare che i Club sono organizzati per il futuro”.

In questo ultimo anno nel Forum nazionale di EEC abbiamo avviato una riflessione e un lavoro insieme di condivisione dell’aggiornamento innovativo dei programmi di EEC, e l’AICAT, insieme alle ARCAT, ha costituito due gruppi di lavoro nazionali: uno sui corsi di sensibilizzazione ed uno sulle SAT, con lo scopo di unificare nuove modalità e contenuti dei programmi. Sarebbe anche utile la creazione di nuovi format propedeutici al corso di sensibilizzazione, che possano coinvolgere le categorie del socio sanitario e del sociale nella conoscenza ed esperienza dell’approccio ecologico sociale dei Club. Serve anche sviluppare l’aggiornamento rivolto alle famiglie, ai servitori insegnanti, di approfondimento dei nuovi contenuti, ma soprattutto dei concetti basilari del nostro approccio: l’approccio ecologico sociale, la spiritualità antropologica, la trascendenza e la meditazione, la complessità, la multiculturalità, e tradurli con un linguaggio comunicativo semplice, comprensibile, concreto, per una crescita insieme che diventi opportunità per tutti.

Per lo sviluppo dei programmi dei Club nelle comunità è importante il lavoro delle associazioni nella capacità di coinvolgere sempre più nodi della rete sociale, dalle istituzioni, ai servizi, al mondo del lavoro, alla scuola, all’università. Ma anche tutte le organizzazioni, associazioni, gruppi informali che si occupano di cambiamento culturale, educativo, ambientale, di accoglienza ed inclusione sociale, che possano costituire una nuova rete ecologico sociale nelle comunità. È necessario anche, recuperare una più ampia collaborazione con i servizi socio sanitari e sociali che è stata determinante nello sviluppo del nostro sistema e che dobbiamo maggiormente coinvolgere nella partecipazione e nell’impegno nei programmi dei Club. È importante implementare le iniziative di educazione associativa riguardo l’etica, l’impegno, le responsabilità nell’essere associazione. Con la riforma del Terzo Settore, dobbiamo affrontare come rete associativa, una scelta di collocazione e gli adempimenti statutari richiesti. Nell’assemblea AICAT di domani è previsto un ampio spazio di informazione e confronto con il contributo di due importanti esponenti del terzo settore, come Claudia Fiaschi portavoce del Forum nazionale del Terzo Settore e Luca Gori esperto giurista.

Abbiamo dedicato un laboratorio al tema dei diritti, legalità e giustizia sociale, aspetti molto importanti della vita sociale, ma poco sviluppati e praticati nel nostro lavoro con la comunità. Lascio agli stimoli del lavoro del laboratorio affrontare questi temi, desidero solo soffermarmi su un aspetto del diritto di cittadinanza: la terra ed i suoi territori non sono proprietà di qualcuno, ma bene comune che appartiene a tutti, a disposizione di tutte le persone che desiderino una vita dignitosa e rispettosa dell’ambiente che le ospita. L’approccio ecologico sociale dei Club promuove e pratica l’accoglienza, l’inclusione e la solidarietà e considera, come affermato nel congresso di Paestum, che la multiculturalità sia una ricchezza di relazioni, di scambio, di reciproco rispetto, di coesistenza e crescita insieme. In questo momento storico di una crescente e prevalente cultura di intolleranza e rifiuto verso l’accoglienza delle altre culture, la comunità dei Club non può stare dalla parte di chi vuole escludere ed espellere. Accogliamo l’invito che Papa Francesco fa nella “Laudato sii” di “ascoltare tanto il grido della terra, quanto il grido dei poveri”.

L’obiettivo del professor Hudolin di cambiare la cultura sociale e sanitaria dell’intera comunità, forse è un’utopia, ma è la spinta ideale che ci muove avanti verso nuove dimensioni ed orizzonti per costruire insieme una migliore qualità della vita delle nostre comunità, una società più giusta, più equa, più solidale, ma per fare ciò è necessario, anche, che nel nostro sistema cresca una nuova generazione che possa continuare questo progetto, avvalendosi di tutta la saggezza e la sapienza del nostro patrimonio. Per quanto mi riguarda continuerò a fare la mia parte insieme a tutti voi, qualsiasi essa sia, con la possibilità di poter continuare ad imparare.

Luis Sepulveda scriveva: “solo sognando e restando fedeli ai sogni riusciremo ad essere migliori e se noi saremo migliori, sarà migliore il mondo”.

 

Buon Congresso a tutti noi.

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