
XXXIV Congresso di Spiritualità Antropologica ed Ecologia Sociale
XXXIV Congresso di Spiritualità Antropologica ed Ecologia Sociale
Assisi 15 -16 – 17 maggio 2026
Considerazioni conclusive
Il Congresso si è svolto, come tradizione, presso la Cittadella di Assisi; sono state presenti circa 700 persone provenienti da quasi tutte le regioni italiane. Abbiamo incontrato ed abbracciato amici di vecchia data e nuovi amici di ogni età che sono giunti per la prima volta.
Il Congresso di Assisi è un momento speciale nella vita del movimento dei Club, questi tre giorni sono tempo di incontri, condivisioni, riflessioni, emozioni in grande libertà e serenità che ci rigenerano e fanno rinascere la gioia e la gratitudine di appartenere a questo mondo, di essere membri di Club.
All’apertura del Congresso Padre Mario Cisotto, nel salutarci a nome dei frati del Sacro Convento ha sottolineato come il tema di quest’anno “Accogliere la danza della vita” ci interpelli in profondità, proprio mentre viviamo l’ottavo centenario della morte di San Francesco. In questo tempo segnato dalle guerre il tema del Congresso è un invito concreto ad accogliere la vita così com’è, con ascolto e condivisione, come da decenni fanno i Club con una sobrietà che non nega le difficoltà ma le trasforma in punti di forza.
Ci ha salutato anche Mariano Borgognoni, Presidente di “Pro Civitate Christiana”, affermando che la nostra lunga presenza costituisce un vero pezzo della storia di Pro Civitate Christiana per l’attenzione alla spiritualità che è una dimensione strutturale dell’umano, una spiritualità che deriva dall’essere connessi tra esseri umani e non umani: l’ecologia sociale ed ambientale stanno insieme, non possono essere separate. Ha poi ricordato come in questo tempo caratterizzato da ciò che Papa Francesco ha chiamato “guerra mondiale a pezzi” stia distruggendo equilibri sociali e naturali, con un tipo di guerra che cerca di ridefinire la geopolitica mondiale e come le molteplici e continue azioni di movimenti ed associazioni come quelle dei Club contrastino nella quotidianità questa deriva generata dai potenti.
Padre Danilo ricorda come di San Francesco, a ottocento anni dalla sua dipartita, non smette di affascinare il suo colpo d’occhio sul senso dell’esistere: non come una successione di eventi a cui è gioco-forza adattarsi, ma come fuoco, ardimento, sfida, aspirazione ostinata al conseguimento delle attese del cuore. Francesco non è un tipo diplomatico o accomodante, ha conosciuto e riconosciuto molto bene i propri nemici nei tempi precedenti alla sua conversione, fino a quando non ha scoperto di essere nemico di sé stesso e nuovi gesti più umani hanno animato in lui una rischiosa danza della pace. Augurare pace nel contesto sociale del tempo significava una provocazione ingenua se non folle, e forse ancora oggi.
Il Cantico delle creature, noto e caro a tutti, è il frutto deli ultimi tempi della sua vita quando era ormai senza vista, ed in esso loda Dio e tutte le creature, diremo oggi, tutta la natura, anche la morte che chiama sorella. L’ultima danza della vita, sembra suggerire Francesco, non è una danza macabra, ma quasi un girotondo, come facevamo da bambini.
Forse è difficile pensare alla nostra personale vita come ad una danza, spesso ci appare come una battaglia continua, una lotta. Conosciamo invece molto bene tempeste, crisi, sofferenze.
Se poi rivolgiamo lo sguardo alla comunità, al mondo, la situazione è ancora più difficile, siamo circondati da guerre, ingiuste per definizione, e da ingiustizie e disuguaglianze sociali che sembrano aumentare anziché attenuarsi.
La situazione di cui il Prof. Hudolin nel 1994 diceva: “Ci troviamo in una crisi globale, che potrebbe essere definita planetaria o mondiale”, non è migliorata, al contrario si è aggravata, e ci richiede di impegnarci con “sdegno e coraggio”, figli della speranza, per essere cittadini responsabili.
Tuttavia, pensatori di varie estrazioni: religiosi, fisici, poeti, scienziati condividono e ci propongono l’idea della danza della vita, concetto strettissimamente connesso con quello di prendersi cura, di avere cura.
Ed è avendo cura del “tessuto delicato della nostra comunità” (Hudolin) e di noi stessi che possiamo comprendere di essere parte di qualcosa di più grande di noi, in una visione ecologica globale per cui gli esseri viventi non sono in una lotta competitiva per l’esistenza, ma piuttosto in una danza cooperativa in cui la creatività e l’emergere continuo di novità sono le forze trainanti.
È bello accogliere questo modo di guardare alla vita ed anche la nostra piccola personale vita possiamo guardarla come una danza tra le fragilità, le gioie, i dolori, le tempeste. Nel Club sperimentiamo settimanalmente come le vite delle famiglie e delle persone si intrecciano, si scontrano, si comprendono, cambiano, in una danza amorevole e continua, con la consapevolezza che “Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo”.
Il pomeriggio del venerdì è stato dedicato ai gruppi di lavoro, i partecipanti sono stati molto numerosi e di ogni regione ed età, affezionati frequentatori del Congresso e nuovi volti così le interazioni e le riflessioni sono state intense, profonde anche in qualche momento di conflittualità, che non può mancare, ma che si compone nello spirito di accoglienza ed ospitalità che è la cifra di Assisi.
I temi proposti sono stati: Coltivare consapevolmente l’arte della leggerezza, Condividere esperienze di solidarietà, bellezza e gioia; Muoversi nel rispetto del ritmo di chi ci è accanto; Libertà di scegliere la sobrietà in ogni circostanza; Saper ringraziare in e per ogni tempo della vita; Cercare di danzare nelle tempeste.
Dalle proposte presentate sabato mattina riportiamo:
• Emerge che la gratitudine non è solo un sentimento, ma uno sguardo, uno stile di vita che si coltiva nel tempo, attraverso consapevolezza, umiltà e attenzione a non dare nulla per scontato. Il tempo assume un significato profondo, perché consente di rileggere anche le esperienze inizialmente percepite come solo negative, riconoscendone nel tempo un possibile senso, insegnamento o valore.
• La gratitudine si manifesta concretamente nelle relazioni, genera benessere reciproco e aiuta ad affrontare anche i momenti difficili, dando valore anche ai propri limiti e alla capacità di lasciar andare ciò che non si può controllare.
• Il gruppo sottolinea inoltre l’importanza di trasmettere la gratitudine attraverso l’esempio e la pratica quotidiana, riconoscendola come un valore da approfondire ulteriormente all’interno del sistema associativo.
• Il percorso di sobrietà è una scelta che, una volta intrapresa, ci porta ad acquisire un maggior benessere personale, e a contribuire al benessere di chi ci sta intorno, al bene comune.
• La ricerca di una maggiore sobrietà, che riguarda senza distinzione tutti i componenti di Club, richiede il nostro impegno, che riusciamo a sostenere meglio se impariamo a volerci bene, soprattutto nei momenti in cui ci pare di fallire.
• È un percorso che ci spinge a riflettere sui nostri comportamenti e atteggiamenti, e porta a sentirci più liberi di osare, anche nel compiere scelte controcorrente.
• Ricercare sobrietà, che non viene mai raggiunta completamente, ci insegna a togliere, man mano, ciò che comprendiamo essere superfluo, per individuare ciò che è davvero essenziale per noi. Togliere il superfluo non va sentito come deprivazione, ma come acquisizione, per esempio del tempo utile ad occuparci della salute, delle buone relazioni, dell'amore.
• Osare questa ricerca ci permette, in sostanza, di imparare a gustare, nella sobrietà, la gioia vertiginosa della libertà e di accogliere tutto lo swing della danza della vita.
• Ognuno di noi ha attraversato le proprie tempeste, identificate con la sofferenza umana.
• Danzare nella tempesta è ricercare in noi le risorse, ricordando le gioie della vita, condividere la stessa musica per danzare insieme.
• Al Club si danza nella tempesta con leggerezza, creando i presupposti per una comunità migliore.
• Facendo riferimento alla metafora della barca che per navigare sicura nella tempesta deve gettare i pesi non necessari o inutili, ognuno ha lasciato, simbolicamente, il suo personale peso scrivendolo in un post-it che hanno composto un cartellone che richiama un mare in tempesta.
• La leggerezza non è superficialità, è vivere la fragilità con autoironia, consapevolmente, è un percorso di apprendimento con la pratica e il tempo, l’amore e la pazienza.
• Il Club è una palestra che attiva e accompagna questo percorso per sé, per la famiglia, per l’associazione e per la comunità.
• È fondamentale testimoniare con leggerezza per avvicinare e attrarre le persone che non ci
conoscono: il Club è gioia.
• Non dimentichiamo uno strumento fondamentale: la formazione che ci rende competenti e
responsabili.
• Se si fa del bene ad una persona, il piacere dell’altro diventa anche un piacere nostro, perché quello che succede agli altri, succede anche a noi.
• Solidarietà è spendersi nella corresponsabilità, condividere la bellezza e la gioia, essere positivi
per trasmettere serenità.
• Avere il coraggio di dare fiducia alle persone anche nei momenti in cui sembra che esprimano
solo negatività.
• Noi viviamo di relazioni, siamo animali sociali (non social). Se la relazione è autentica, si riconoscono e si rispettano le scelte dell’altro, ognuno ha il proprio tempo.
• È necessario rispettare anche il nostro personale tempo interno: quando lo accogliamo, si riesce con maggiore facilità ad accogliere l’altro, accettandolo così com’è, stargli accanto, non “per” ma “con”.
• Il rispetto si dà con l’ascolto e la gentilezza, tenendo conto dei limiti e delle risorse di ognuno,
trovando un’armonia condivisa.
Sono emerse più volte le immagini della barca, dell’acqua, del movimento delle onde, come metafora della vita. Nella navigazione non si possono fermare le onde, così come nella vita. Ma nella vita abbiamo la possibilità di raggiungere il mare calmo che è sottostante alle onde che perturbano la superficie.
Abbiamo dedicato parte del sabato pomeriggio ad un ricordo del Professor Hudolin nel trentesimo
anniversario della morte. Ci hanno accompagnato Francesco Piani e Roberto Cuni, presentandoci
l’uno lo scienziato ed il suo percorso scientifico dalle origini, l’altro gli aspetti più umani ed anche
divertenti dell’uomo Hudolin. Altri amici presenti, che hanno condiviso un lungo percorso con il Professore, hanno condiviso i loro ricordi permettendo così alle tante persone che non hanno conosciuto il Professore di avvicinarsi alle radici dei Club, dell’Approccio Ecologico sociale e alla dimensione umana, anche nelle sue fragilità, di un grande uomo.
Il pomeriggio si è concluso con racconti personali molto delicati ed emozionanti, in continuità anche con la confidenza che si è creata in alcuni gruppi di lavoro, e che osiamo chiamare “Spirito di Assisi”, aleggiato anche nell’assemblea conclusiva della domenica mattina.
Ringraziamo tutti i partecipanti, l’Aicat, la Cittadella, le amiche e gli amici che si sono occupati della segreteria e dell’accoglienza, il gruppo di lavoro, Valeria per le ginestre, Franco ed i suoi collaboratori
per aver curato la diretta, che ha contato quasi 900 visualizzazioni.
Per il venerdì, festa delle famiglie, ringraziamo il gruppo dei veronesi che ha allestito la tavolata con
proposte golose da condividere, Lucia per l’esperienza di Biodanza, Ketty, Chiara e Mary che hanno
poi animato la serata con dei giochi.
Ci ritroveremo qui, dal 14 al 16 maggio 2027, a riflettere intorno al tema:
“La follia amorevole di una Pace Selvatica”