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RIFLESSIONI CONCLUSIVE DEL XXVIII CONGRESSO AICAT “Coltivare relazioni ecologiche e far crescere la cultura del bene comune” Boario Terme (Bs), 27 – 29 settembre 2019

RIFLESSIONI CONCLUSIVE DEL XXVIII CONGRESSO AICAT “Coltivare relazioni ecologiche e far crescere la cultura del bene comune” Boario Terme (Bs), 27 – 29 settembre 2019

Nei giorni 27-29 settembre 2019 si è svolto presso il Centro Congressi di Boario Terme (BS) il XXVIII Congresso Nazionale AICAT dal titolo “Coltivare relazioni ecologiche e far crescere la cultura del bene comune”.

Il Congresso è stato organizzato dall’AICAT insieme all’ARCAT Lombardia. Si ringrazia l’AICAT nella figura del Presidente Marco Orsega, Giacomo Lorenzetti, Presidente ARCAT Lombardia, il gruppo di lavoro nazionale, tutti i Club della Lombardia, in particolare dell’ACAT Cremonese e dell’Alto Sebino che si sono impegnati per la buona riuscita del Congresso. Si ringrazia, inoltre, tutto lo staff della segreteria.

Si ringraziano lo stabilimento dell’acqua minerale Boario che ci ha dissetato per i tre giorni del Congresso, la direzione delle Terme di Boario che ci ha regalato una visita del parco, la Cooperativa Boario Fiere e l’agenzia di viaggio Monticolo Vacanze che hanno curato l’accoglienza e la logistica.

Hanno partecipato circa 800 persone provenienti dalla gran parte delle regioni italiane. Con piacere abbiamo accolto un rappresentante dei Club dell’Ecuador che è stato con noi per tutto il Congresso.

Il Congresso è stato introdotto dal benvenuto del presidente dell’ARCAT Lombardia, Giacomo Lorenzetti, e del Sindaco di Darfo Boario Terme, Ezio Mondini che ringraziamo per i graditi saluti.

Si ringrazia Sabina Salvi che, da bambina, ha fermato in un disegno un momento della vita del Club che con piacere abbiamo adottato come logo del Congresso. Si ringrazia anche la famiglia Goisis per questo racconto e per averci riportato agli albori dei programmi lombardi.

La relazione del Presidente Marco Orsega (in allegato a questo documento) ha dato avvio ai lavori, fornendo stimoli significativi per l’evoluzione del sistema, che hanno arricchito l’intero Congresso.

Si è ricordato che l’apertura dei lavori del Congresso coincide con la manifestazione mondiale (Friday’s for Future) sul cambiamento climatico, avviata da Greta Thunberg che ha dimostrato come i cambiamenti culturali si possono trasmettere attraverso la comunicazione interpersonale, l’impegno, la passione e il crederci di ciascuno, nella costruzioni di relazioni nutrienti e generative.

Come è ormai consuetudine, la mattina del venerdì è stata dedicata all’incontro con i rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali e dei servizi, per riflettere insieme sul tema: “Comunità e relazioni sociali per lo sviluppo di nuovi percorsi culturali”.

La tavola rotonda, coordinata da Nello Baselice, si è interrogata sulla questione del bene comune e sulle contraddizioni tra interessi economici e interessi di salute. Se sobrietà significa avere il coraggio di prendere posizione, allora è nostro compito denunciare le collusioni e l’asservimento di una parte della scienza agli interessi di mercato. Dobbiamo farci cittadinanza attenta ed attiva che non si mette in attesa ma in movimento, allargando la sfera delle sue relazioni, facendo una critica sapiente e scientificamente fondata, e promuovendo tutte le azioni di advocacy necessarie.

Si ringraziano per gli interventi: Doralice Piccinelli (Comune Darfo Boario Terme), Patrick Rinaldi, (Comunità Montana Laghi Bergamaschi), Ilario Sabbadini (Comunità Montana Val Camonica), Samuele Alghisi (Provincia Brescia), Maria Migliore (Ministero della Salute), Maurizio Fiasco (Consulta Nazionale Antiusura), Emanuele Scafato (Istituto Superiore di Sanità), Ugo Calzolari (ASST Bergamo Est), Maria Raffaella Rossin (NOA Milano), Ornella Baisini (ASST Val Camonica), Andrea Noventa (ASST Papa Giovanni XXIII).

l laboratori del pomeriggio hanno affrontato il tema del Congresso “Coltivare relazioni ecologiche…” declinandolo nell’esperienza del Club, nell’essere associazione e nell’essere famiglia e comunità, da cui riportiamo le seguenti considerazioni:

  1. Il Club è bene comune, è per tutti, ci entriamo come persone e non come problemi mettendo al centro la vita e la persona con tutto ciò che significa.
  2. Nel Club si trova umanità senza giudizio né fretta, ascolto e identificazione nelle storie degli altri: ascolto è una parola magica.
  3. Il Club è un’opportunità, un luogo dove ognuno sceglie cosa fare della vita: il cambiamento è frutto di una scelta personale, non imposto e va inteso come evoluzione. Se non c’è il passaggio da astinenza a sobrietà si sta fermi.
  4. Hudolin è stato geniale nel mettere insieme le famiglie con problemi alcolcorrelati e complessi, dargli dignità e visibilità nella comunità. Oggi la società è cambiata, dobbiamo osare riconoscendo il valore scientifico del nostro sapere esperienziale avvalorato anche dall’OMS
  5. Il Club deve aprirsi alla complessità della vita: a volte parlare di alcol serve solo per non parlare di altro.
  6. I percorsi di Educazione Ecologica Continua (EEC) devono essere aggiornati alle nuove emergenze e bisogni della comunità con la consapevolezza che non dobbiamo dare risposte specifiche o tecniche (es. sostanze, azzardo, etc…) ma lavorare sulla relazione e sulla crescita umana.
  7. È forte l’esigenza che il nome del Club sia più rispondente a quanto si fa e permetta di identificarci: tutte le famiglie devono potersi esprimere in merito a questo cambiamento.
  8. Sperimentiamo grandi difficoltà a portare nell’associazione e nella comunità, le relazioni solidali che viviamo nel Club. Dobbiamo vivere nella quotidianità l’esperienza maturata nel Club con creatività, coraggio, entusiasmo e gioia.
  9. Il Club come palestra di capacità di vita: dal riconoscimento delle emozioni, alla comunicazione efficace, al pensiero critico. Tutto questo ci permette di diventare cittadini attivi e responsabili e vivere la comunità.
  10. Nel Club si impara a prenderci cura di noi stessi, della famiglia ma anche della comunità: abbiamo una funzione di impegno civico e politico e per questo è necessario rafforzare in tutti la consapevolezza che il Club è un progetto di cambiamento culturale.
  11. E’ importante studiare e avere chiaro il significato dell’approccio ecologico sociale per partecipare e far crescere la cultura del bene comune, utilizzando una terminologia coerente e utile alla sensibilizzazione dell’intera comunità, con particolare riguardo ai professionisti che possono incidere, con noi, sulle politiche di salute.
  12. Il Club è associazione. Siamo tutti addetti ai lavori…in corso!
  13. L’assunzione di responsabilità che diventa corresponsabilità, è parte integrante dell’approccio ecologico sociale e del processo di crescita e maturazione di ciascuno di noi.
  14. Uscire dal Club e fare rete richiede sforzo e fatica, ma siamo ecologia in quanto siamo relazione: quello che sta nella comunità ci riguarda!
  15. “Se le formiche si mettono d’accordo, possono spostare un elefante” (proverbio del Burkina Faso): è importante chiederci e valutare se le nostre azioni producono cambiamenti nella comunità.
  16. Per coltivare relazioni ecologiche è fondamentale la costanza e l’impegno nella partecipazione al Club e nei percorsi di EEC che permettono la trasformazione del sistema. Nessuno si può chiamare fuori dall’EEC: “La chiamata è per tutti!”.
  17. E’ importante introdurre con maggiore attenzione e cura spazi di gioco in tutti i momenti dell’EEC per migliorare la capacità di relazionarsi e la qualità delle nostre relazioni.
  18. La crescita del nostro sistema passa attraverso la capacità di tenere insieme le giovani energie e le esperienze maturate, passando dall’IO al NOI.
  19. Il nostro contributo al bene comune si realizza nella diffusione dei Club come presidio nella comunità che promuove la cultura e il valore politico della sobrietà.
  20. Resta ancora aperta la riflessione sulla modalità di approccio ai giovani e al mondo della scuola.
  21. Dobbiamo imparare ad avvalerci meglio e maggiormente della tecnologia per aumentare le connessioni e condividere le esperienze di lavoro nella comunità promuovendo la cultura ecologico sociale (es. piattaforma, sito, etc).

Il sabato mattina è stato gradito l’intervento della Dirigente del MIUR, Ministero Istruzione Università e Ricerca, Maria Costanza Cipullo, che ha sottolineato l’importanza del fare sistema, non solo tra istituzioni pubbliche, ma anche col mondo delle associazioni come l’AICAT.

Nella tavola rotonda “Consapevoli e corresponsabili per far crescere la cultura del bene comune”, coordinata da Angelo Tedioli e Pino Nicolucci, hanno partecipato: Nicoletta Regonati, Tamara Balbinot, Francesca Francalacci, Luigino Pellegrini, Fabio Folgheraiter e Valentino Patussi che ha portato il contributo della Prof. Filomena Maggino (Università La Sapienza di Roma e Presidenza del Consiglio dei Ministri).

Gli interventi hanno messo in evidenza come sia sempre più urgente vivere con la consapevolezza che, anche con le nostre piccole azioni quotidiane, lasciamo un’impronta ecologica da cui dipende la qualità della vita sull’intero pianeta, dall’Amazzonia alla Valcamonica: “Non dobbiamo vivere a nostra insaputa” (L. Floramo).

Il tema della consapevolezza ci ha avvicinato al “Buen vivir”, contenuto nella costituzione ecuadoriana, definito come “vivere in consapevolezza e in armonia con sè stessi e con le altre forme di vita presenti in natura nel rispetto della biodiversità”, in sintonia con il concetto di ecologia integrale, fatto nostro ad Assisi nel 2017.

Abbiamo trovato risonanze anche nel processo, che è in corso, per il superamento del Prodotto Interno Lordo (PIL) come unico indicatore di benessere di un paese e la proposta del Benessere Equo Sostenibile (BES). Tale superamento non è solamente una questione politica, tecnica o metodologica ma è, soprattutto, una questione culturale che richiede un cambiamento di paradigma che deve tenere conto della complessità della vita.

Non è il Club a fare miracoli ma sono le persone con le loro scelte a promuovere i cambiamenti, in un percorso di crescita continua e consapevole. Il Club è un lavoro esistenziale che si basa su principi scientificamente fondati.

Partecipata è stata l’Assemblea AICAT, aperta con la proiezione del video sul Club del GAV-Giovani ARCAT Veneto che è stato molto apprezzato.

Nella prima parte dell’Assemblea sono intervenuti Maurizio Mumolo, Direttore del Forum Nazionale sul Terzo Settore, e Valeria Negrini, Portavoce del Forum del Terzo Settore della Lombardia che si sono messi a nostra disposizione per definire alcuni aspetti, ancora non chiari, sulla Riforma del Terzo Settore e per evidenziare le opportunità della partecipazione al Forum Nazionale e a quelli Regionali.

Tutto questo per ribadire l’importanza di crescere come sistema e partecipare al bene comune, andando oltre il Club con la consapevolezza del nostro valore, superando resistenze e dubbi e ricordandoci che tutti siamo associazione.

Nella seconda parte dell’Assemblea si è discusso sulla nostra identità e sulla possibilità di cambiare la denominazione del Club Alcologico Territoriale per rispondere alle istanze della comunità, che hanno già portato alcune realtà ad adottare nuovi nomi.

E’ stato bello e appassionante parlarne tutti insieme, si è sentito tanto entusiasmo e anche tanta paura. La discussione è solo iniziata, abbiamo condiviso la necessità di riportarla nelle realtà territoriali e rimandare una prima sintesi ai prossimi direttivi e forum nazionali.

Domenica mattina abbiamo accolto gli amici dell’ARCAT Friuli Venezia Giulia ed insieme abbiamo ricordato il quarantennale dei Club in Italia e presentato il convegno “40 anni di una pacifica rivoluzione”, organizzato da ARCAT Friuli Venezia Giulia, ACAT Triestina, Coordinamento nazionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento e AICAT, che si terrà a Trieste il 9 novembre pv.

Successivamente c’è stato un momento di forte empatia nel ricordare i 35 anni dei Club in Lombardia con le testimonianze delle prime famiglie che hanno iniziato i programmi, fino al racconto del lavoro che l’ARCAT Lombardia oggi svolge con l’Università Cattolica di Milano, in particolare con gli studenti del Corso in Scienze del Servizio Sociale.

La mattina si è conclusa con un ultimo momento di condivisione attraverso interventi liberi che hanno suscitato ulteriori riflessione e proposte. Si è ribadito in particolare che:

  • il paradigma alcologico costituisce il nostro patrimonio esperenziale da valorizzare e non perdere nell’accoglienza della complessità della vita;
  • costruire relazioni ecologiche significa anche poter parlare delle criticità con rispetto e fiducia, con la consapevolezza che gli altri e le relazione sono bene comune;
  • tutti abbiamo la responsabilità di migliorarci sempre, anche attraverso la lettura e lo studio, per contagiare la nostra comunità;
  • dobbiamo migliorare la comunicazione nel sistema anche attraverso una mailing list aggiornata dei vari livelli territoriali (ACAT, ARCAT, AICAT).

Il Congresso è iniziato con un clima sereno e di amicizia e continuato per tutte le giornate, nei laboratori tematici, nelle tavole rotonde, nelle plenarie, nell’Assemblea, grazie alla partecipazione attiva di tutti.

Le serate sociali ci hanno allietato ed emozionato portando leggerezza, simpatia e bellezza ai lavori.

Si ringrazia in particolare, Enrica Trovati per lo spettacolo teatrale “Con-Te-Sto-Bene” insieme a: Angela, Augusta, Chiara, Danilo, Daniele, Daniele, Francesca, Gianmario, Liliana, Maria Grazia, Michael, Mirella e Pietro e i tecnici Samantha, Catia, Estelio, Luca e Ferdi. Questa rappresentazione ci ha fatto sperimentare quanto il teatro sia un’altra possibile forma di educazione e comunicazione.

Si ringrazia il Complesso Filarmonico Lombardo diretto dal Maestro Silvio Maggioni che ha entusiasmato e coinvolto tutti noi per l’armonia e l’eleganza che la musica porta con sè.

E’ stato importante e gradito lo spazio riservato alla meditazione nelle giornate di sabato e domenica. Si ringraziano per questo Augusta e Michele.

Ci siamo dati appuntamento al prossimo anno, al XXIX Congresso AICAT che si terrà in Sardegna ad ottobre 2020. Emozionante è stato il momento finale del Congresso in cui il Presidente dell’ARCAT

Lombardia ha donato alla Presidente dell’ARCAT Sardegna, Mara Scintu, una raffigurazione della rosa camuna, famosa incisione rupestre della Val Camonica, riprodotta dall’archeologo Ausilio Priuli, quale testimone per augurare un buon lavoro di preparazione del prossimo Congresso.

Come sempre il nostro pensiero va alla famiglia Hudolin che continua a guidarci nel nostro agire quotidiano, personale, familiare, associativo, comunitario.

Le presenti conclusioni saranno inviate alla rivista “Camminando Insieme” e pubblicate sul sito dell’AICAT.
Grazie a tutti e buon rientro a casa!

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