VLADIMIR HUDOLIN

Vladimir Hudolin era uno psichiatra di nazionalità croata, esperto internazionale di problemi legati al consumo di alcol e droga. È stato direttore della Clinica di Neurologia, Psichiatria ed altre dipendenze dell’Ospedale Universitario di Zagabria e titolare della cattedra di neurologia, psichiatria e psicologia medica della stessa Università. È stato presidente della Associazione Mondiale di Psichiatria Sociale; Presidente Onorario della Associazione Mediterranea di Psichiatria Sociale nonché membro del Gruppo degli Esperti dell’OMS per l’alcolismo ed altre dipendenze.

Negli anni 1952 e ‘53 è stato borsista dell’OMS in Gran Bretagna e Svezia. In quegli anni, in quei paesi, prende piede la “open door policy in psychiatry” e Il Professore si incontra proprio a Londra con lo Psichiatra Italiano Franco Basaglia con cui inizia una proficua collaborazione e amicizia che durerà per molto tempo, anche dopo il loro ritorno In Italia. Lavora nella comunità terapeutica diretta da Maxwell Jones, nei piccoli gruppi psicoterapici di Joshua Bierer ed in grandi ospedali psichiatrici. Al rientro a Zagabria diviene vicedirettore del reparto neuropsichiatrico dell’Ospedale “M. Stojanovic” ed introduce i nuovi metodi. Nel 1952 sposa la sua assistente Dott.ssa Visnja Hudolin che lavorerà e insegnerà al suo fianco durante tutta la carriera scientifica e a lui sopravvissuta è deceduta alcuni anni dopo: il 13 Aprile 2008 a Zagabria. Durante la sua Carriera Universitaria e Scientifica è membro del Comitato di Redazione di numerose riviste internazionali del settore e autore di oltre 350 pubblicazioni nonché di 20 libri, prima ancora di produrre una amplissima raccolta bibliografica dell’Approccio Ecologico-Sociale sul quale si fonda oggi il lavoro dei Club degli Alcolisti in Trattamento di cui è riconosciuto essere l’ideatore. Negli anni 90 è stato candidato come Premio Nobel per la Pace. È deceduto a Zagabria il 26 dicembre 1996.

Ha lasciato in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e di “lavorarci” insieme una grande ricchezza di insegnamenti ...uno su tutti il rispetto per la persona come ricorda Roberto Cuni in questo racconto:

Una strana serata sulle spine

Mancava qualche minuto alle venti, l’ora in cui si era deciso di iniziare la serata di informazione sui problemi alcolcorrelati aperta alla popolazione.
Il Professore era intento a leggere dei fogli seduto al tavolo, dove con cura avevo preparato il proiettore e tutto il resto. Perugia stava per essere avvolta dal crepuscolo. Era una sera tiepida di fine primavera. Per tutto il giorno una leggera brezza ci aveva fatto compagnia solleticando ogni cosa.
La Settimana di Sensibilizzazione era pressoché al termine, rimaneva solo l’indomani mattina per le conclusioni, la consegna degli attestati e i saluti.

Un bel lavoro con tanti iscritti e comunque una Settimana interessante, anche se pesante perché la presenza del Professore, pur se gradita e insostituibile, creava sempre in tutti noi “organizzatori” quella patina di insicurezza, di attenzione particolare perché sbagliare con lui significava sempre dover incassare qualche battuta sagace che poi ti rimaneva appiccicata come quelle gomme da masticare sotto le poltroncine dei cinema.
Lì ti giocavi tutto, in quel momento eri solo nell’arena, privo di armi dialettiche, che nemmeno lui aveva, a dire il vero. Lui aveva l’intelligenza, la prontezza di spirito e la determinazione delle parole trovate all’ultimo momento nel suo incerto, ma non troppo, vocabolario italiano.
Sapeva essere spietato, ma mai cattivo o maleducato, sapeva essere diretto, ma mai offensivo e brutale. Lui era sagace, intelligente, pronto. Unico.
La ventola di raffreddamento della lavagna luminosa sembrava stufa e stanca di soffiare aria sulla lampada. La spensi. Alle diciannove e venticinque le prime due persone si erano presentate alla porta di ingresso con l’aria disperata di chi si trova solo nel deserto di Gobi senza provviste né acqua per dissetarsi.
Le mie aspettative di riempire la sala di persone curiose di sapere, pronte a “lasciarsi sensibilizzare”, se ne erano andate già da un pezzo, ma il Professore sembrava non accorgersi di questa débacle, di questo buco nell’acqua, per dirla con parole semplici. Ne arrivarono altri due, in totale si trattava di contare due uomini e due donne. Io e Arturo, il ragazzo che aveva curato l’organizzazione logistica della sala, ci guardammo perplessi, dubbiosi, quasi allucinati. Del resto, erano le stesse emozioni che stavano provando quei quattro signori seduti comodi, ma confusi, in quarta fila.
“Cosa facciamo Arturo?” Dissi piano avvicinandomi al suo orecchio mentre era intento a sistemare il microfono. “Cosa devo dirle signor Cuni, secondo me bisogna avvertire i signori che non si fa nulla, che tutto è rimandato. Mi dispiace ma di fronte alla realtà delle cose…Eppure abbiamo appeso locandine dappertutto. Non so cosa dire ma del resto non ho mai visto nessuno parlare a una platea di quattro persone, sarebbe la prima volta. Sospendiamo, sospendiamo!” E prese a sorridere scuotendo la testa. “Sì, credo anch’io che bisogna fare in questo modo. Tra l’altro alle nove e mezza ci sarebbe la Juve che gioca a Milano. Mi pare che la facciano vedere sul secondo canale.”
Caspita, non ci speravo davvero che le cose si mettessero così bene. Tutti a casa e vai con la partita! Come si dice il cacio sui maccheroni (e detto da un buongustaio come me…)
Mi sfregai le mani con aria soddisfatta proprio nel momento in cui il Professore levò gli occhi dai fogli per appoggiarli, nemmeno a farlo apposta, sulle mie mani festose oltre misura. Ebbi la sensazione di essere lapidato in diretta. Immaginai che pensasse che avevo freddo ma in quella sala la temperatura era calda. Poi non avevo detto nemmeno il solito brrr che si accompagna allo sfregamento delle mani in un ambiente gelido.

L’INTERVISTA

Segui l’intervista a Vladimir Hudolin per capire l’uomo, il suo pensiero e il suo lavoro.

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